La palma d’oro per il miglior fumetto del 2009 va senz’altro a Laika, toccante graphic novel scritto e disegnato da Nick Abadzis, autore inglese dotato di una sensibilità a dir poco fuori dal comune. La storia la conoscete: la corsa allo spazio, lo Sputnik 2, una cagnetta spedita in fretta e furia a crepare per giustificare un progresso che definire fittizio è un eufemismo. Il buon Abadzis gestisce con maestria un fumetto corale, dove le esistenze di uomini e cani s’intrecc
iano lasciando sullo sfondo un’epoca lontana e a suo modo romantica. La parte grafica è notevole: disegni morbidi, personaggi efficaci e “veri”, colori tenui. Non andrà a finire bene, lo sapete... e provate a dire di non aver sentito niente mentre i vostri occhi scorrevano le ultime pagine di questo capolavoro: così fosse, fatemi il piacere di non rivolgermi più la parola (se non per parlare di calcio... lì mi trovate sempre!). Il consiglio? Compratelo, leggetelo e tenetelo sempre sul vostro comodino.L’altro fumettone del 2009 è italianissimo ed è opera di un amico.... mettiamola così: avete appena sputtanato trenta e rotti euri per quella minchiata di Secret Invasion? Ne avete spesi quasi altrettanti per l’ennesima, pizzosa crisi di casa DC? Ecco, per la stessa cifra potevate portarvi a casina i primi due volumi di Viaggio Verso Occidente rispettivamente intitolati “Monkey Business” e “Tafferuglio in Paradiso”, testi e disegni di Gianluca Maconi. Il buon Mac ci racconta a modo suo (quindi con stile pimpante e irresistibile e divertente) le avventure dello Scimmiotto Consapevole del Vuoto, figura cardine della tradizione cinese, giapponese e indiana alla quale si
sono ispirati, tra gli altri, i tipi di Dragonball e due tali chiamati Pisu e Manara. La cosa incredibile di Gianluca, quello che genera in me perpetua ammirazione, è la sua capacità di oscillare allegramente fra i generi, passando attraverso tematiche assolutamente diverse restando sempre, inequivocabilmente se stesso. Nello Scimmiotto scatena tutta la sua verve comica e inventiva, vi prende per mano alla prima vignetta e vi porta di corsa fino all’ultima senza mai farvi perdere il sorriso dalla faccia. Il consiglio? L’Editore è Lavieri... sì, c’è un sito internet... sì, potete ordinarlo da lì o dal vostro fumettivendolo di fiducia... sì, dovete comprarlo. Altrimenti siete delle poiane picchettate!Ohhhh... allora, diciamo che il mio rapporto col mondo dei supereroi è stato sempre piuttosto travagliato. Li leggevo, poi ho smesso, poi ho ricominciato, poi ho rismesso e adesso sono al punto “cerco di informarmi prima di leggere, ma li leggo, sì”. Nel mezzo di tutto questo valzerone il mondo dei tizi in mantello e calzamaglia è andato avanti incurante delle mie perplessità, sfornando storie su storie. Alcune le ho recuperate quest’anno. Una in particolare, si è rivelata folgorante. Apprezzo molto Warren Elli
s, ho amato i suoi Fell, Nextwave e, ovviamente Authority. Non conoscevo quello che c’era prima; ovvero trenta e rotti numeri di Stormwatch, testata di casa Wildstorm che l’autore inglese ha preso dalle polveri e ha portato a livelli di eccellenza assoluti. Tutte le tematiche care a Ellis (Se possiamo cambiare il mondo perché non lo cambiamo davvero? Capito, Superman e Batman?) erano già presenti in Stormwatch ed è fra quelle pagine che ha preso vita quella che è, a mio avviso, la figura femminile più esaltante di tutto l’universo supereroistico: Jenny Sparks, nota anche come “Lo Spirito del ventesimo Secolo”. In particolare, una storia incentrata su di lei e intitolata “Who watches the Weatherman” ripercorre un secolo intero (quello scorso) di fumetto con passaggi grafici in tono col decennio descritto: dallo stile Eisner per gli anni quaranta all’omaggio a Jeff Hawke per i cinquanta e a Watchmen per gli ottanta e così via. Qualcuno di voi potrebbe avere qualche titubanza davanti a un fumetto di supereroi. Non potete averne davanti a un gran fumetto. E Stormwatch è un grandissimo fumetto. Restando in tema, il giornale rosa chiamato la Gazzetta dello Sport ha lanciato una simpatica iniziativa chiamata Super-Eroi – Le Grandi Saghe. Iniziativa divertente per i lettori, un po’ meno per i fumettivendoli che si sono ritrovati sul gobbone albi di un certo spessore (anche economico) lanciati in edicola alla modica cifra di 9,99 euri. Comunque, in mezzo a quel torrente di uscite (non sempre strabilianti) ce ne sono state diverse di enorme rilevanza: su tutte, Gli Eterni di Re Kirby, I Fantastici Quattro di Stan Lee e del solito Kirby, la Saga di Fenice Nera degli indimenticabili Claremont e Byrne e la raccolta Marvel Horror con tutti quei grandiosi personaggi tenebrosi che la Casa delle Idee ha proposto durante gli anni settanta. E per
concludere il discorso supereroi, solo l’anno scorso, con calma e attenzione, mi sono messo a leggere il ciclo degli X-Men scritto da Grant Morrison. Che dire? Solo un genio del suo calibro poteva inventarsi un’occupazione allo Xavier Institute! Studenti in rivolta contro gli insegnanti, come in un qualsiasi liceo... semplicemente geniale! Ma anche tutto il resto è notevole, specie l’esaltazione del lato più “freak” dell’universo mutante di Mamma Marvel. Quando si dice la classe non è acqua...Usciamo dal tema supereroi per buttarci a capofitto nel magico mondo Vertigo.
Cento proiettili. Cento episodi. E’ finita. Davvero. Se Sandman ha rapp
resentato il mio punto di riferimento fumettistico negli anni novanta, la prima decade del 2000 è passata sotto il segno di 100 Bullets, opus magnus di due geniacci: Brian Azzarello e Eduardo Risso. E’ stata una lunga cavalcata quella che ha condotto l’Agente Graves, i suoi Minutemen e le famiglie del Trust al maestoso finale narrato nell’ultimo tomo intitolato “Wilt” o “Appassire”, nella versione italiana. Qualcuno ha storto il naso, dicendo che non tutte le porte aperte durante il lungo arco narrativo sono state chiuse degnamente... stronzate. La verità è che tutta la serie è stato un meraviglioso crescendo, che i personaggi cesellati dalla strana coppia resteranno vivi per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti, che dopo queste cento pistolettate il noir a fumetti dovrà per sempre fare i conti con i fantasmi di Dizzy Cordova, Victor “The Rain” Ray e compagnia cantante (con buona pace di Frank Miller... ti voglio bene come a uno zio, Frank, ma ora puoi prendere il tuo Sin City e scendere dal trono del noir, grazie).Sempre da Vertigo è arrivata una serie interessante, scritta
dall’esordiente Simon Oliver e prematuramente fatta chiudere dopo soli 30 numeri. Il titolo è The Exterminators e narra le gesta di alcuni coraggiosissimi disinfestatori alle prese con scarafaggi mutanti, neo-nazisti rampanti e ferocissime divinità egizie. Ecco, in questo caso sì, il finale improvvisato risente pesantemente dei troppi buchi narrativi aperti durante il percorso e malamente richiusi. Ma, nel complesso, ho trovato in Exterminators una serie divertente e ben scritta, con alcuni personaggi davvero spettacolari (su tutti Page, spogliarellista letteraria e il cowboy zen Stretch). Un avvertimento: conosco metallari satanisti fanatici di gore e splatter che scapperebbero a gambe levate davanti a questo fumetto. Colpa degli scarafaggi... certe persone proprio non li reggono. E qua di scarafaggi ce ne sono davvero tantissimi, insieme a un bel po’ di scene forti; a tratti Exterminators risulta assolutamente rivoltante. Se siete deboli di stomaco e facilmente impressionabili lasciatelo pure sullo scaffale del vostro fumettivendolo; la vostra cena resterà nello stomaco e non farete brutti incubi.Torniamo brevemente in Italia per un appunto su un autore al quale
sono parecchio legato. Seguo Luca Enoch dai tempi di Sparyliz e ho amato alla follia Gea (pur non gradendo moltissimo il finale). Ho sempre trovato una grande affinità con l’autore milanese... la scelta di eleggere le ragazze a protagoniste assolute, la voglia di affrontare di petto temi socialmente rilevanti, l’ironia e la leggerezza con cui carica quasi ogni vignetta... sono tutte cose che corrispondono alla mia idea di fumetto. Sul finire del 2008 è partita la sua nuova serie per Sergio Bonelli editore: titolo, Lilith. Per ora sono usciti i primi tre numeri: prestino per fare un bilancio, ma abbastanza per farsi un’idea. Se ho trovato il primo numero(Il Segno del Triacanto) davvero molto interessante non posso dire la stessa cosa del secondo (Il Vessillo di re Morte) e nemmeno del terzo (Il Fronte di Pietra: anche se di quest’ultimo ho apprezzato moltissimo l’ambientazione). A differenza delle sue cose precedenti, Enoch ha spogliato la sua Lilith di molta ironia, ammantando personaggi e narrazione di una cupezza non particolarmente efficace e neppure originale. La trama di fondo è stata studiata bene e l’idea di poter spaziare nelle diverse epoche storiche può sembrare attraente: ma nel secondo e nel terzo episodio si è impantanata in una narrazione didascalica e ripetitiva. Nel terzo albo, poi, viene gettato il seme per un colpo di scena così telefonato, ma così telefonato che spero sinceramente non si avveri. Continuerò ad acquistare Lilith fino alla fine, ma, onestamente, dai prossimi numeri mi aspetto molto di più: le premesse per un altro grande fumetto ci sono tutte, signor Enoch, e sono convinto che saprai sfruttarle al meglio.Per finire, l’ultima segnalazione viene dall’Australia: per la
precisione da Perth, dove vive e lavora Ben Templesmith, disegnatore pazzoide che ha lasciato il suo marchio su fumetti come 30 Giorni di Notte e Fell. Wormwood – Cadavere e Gentiluomo è una sua creazione ed è stata pubblicata in Italia da Magic Press in un albo intitolato La Vita, la birra e tutto il resto. Prendete un verme parlante che vive nell’orbita cava di un cadavere ambulante, un androide barbuto privo di genitali e una spogliarellista tatuatissima che mena come un fabbro... metteteli di fronte a un’improbabile invasione di calamari infernali... quello che ne verrà fuori sarà un fumetto esilarante e sopra la righe, irresistibilmente buffo e strampalato. Una piacevolissima sorpresa che merita senza dubbio tutta la vostra attenzione.Questo è tutto per quanto riguarda i comics. Piccola chiosa sui manga. Non ho inserito fumetti giappo nel carrello non perché nutra una sorta di prevenzione nei loro confronti. Non odio i manga, alcuni dei miei fumetti preferiti lo sono. Semplicemente, ne sfornano davvero troppi e i tentativi fatti per avvicinarmi alle nuove uscite si sono rivelati clamorosi sprechi di denaro. Per favore, se qualcuno di voi vuole segnalarmi un fumetto giapponese o coreano che meriti davvero gliene sarei infinitamente grato.
Auguro a tutti voi un 2010 pieno di fumetti bestiali!













Mi sono avvicinato e, con calma, mi sono accovacciato a terra. Ricordo di aver detto “Ciao, Connla”. E mentre aspettavo una risposta che non sarebbe mai arrivata, mi sono ritrovato a ripercorrere velocemente tutti i ventisette anni della mia vita mortale: l’uccisione del Cane di Cullan, gli anni dell’addestramento, quelli delle battaglie, il mio momento di massima gloria... il tonfo della mia caduta. E durante tutto quel tempo non avevo mai conosciuto mio figlio... “Sei la persona che mi manca di più, Connla. E non ti ho mai conosciuto.” Nemmeno una parola, se non le minacce che gli avevo gridato contro, prima di ucciderlo... mio figlio era andato nell’Altrove con le minacce di suo padre che gli rimbombavano nelle orecchie... quel padre che era venuto a cercare... Ho lasciato che mi sfuggisse un gemito... “Come pretendete che possa sopportare tutto questo? Come?” Qualcuno in passato ha avuto il coraggio di dirmi che in fondo non è stata colpa mia... davvero? Se, tanto per cominciare, la mia vanità non mi avesse spinto a a pronunciare quello stupido geas... mai tirarsi indietro da una sfida... solo quello sarebbe bastato a salvargli la vita... se avessi chiesto ad Aife di venire con me, di seguirmi, forse... forse lei non avrebbe pronunciato il suo... forse avrebbe accettato il mio matrimonio con Emer... se solo fossi stato più attento, se solo mi fossi sforzato di accorgermi che il modo in cui combatteva Connla era troppo simile al mio e a quello di sua madre... se solo... E mentre tutti quei pensieri profondamente inutili continuavano a rincorrersi nella mia testa, la notte pronunciava la sua sentenza calando sulla pineta e sul tumulo e su di me, ormai prostrato a terra... quel giorno, duemila e ventinove anni fa, ho ucciso mio figlio. Tutto il resto, non significava più nulla. 



