Rivisitare fiabe, classici della letteratura fantastica per
ragazzi e racconti tratti dal folklore popolare è uno sport piuttosto in voga
dagli anni ottanta in poi. Negli anni 2000 questa tendenza è diventata
addirittura un filone mainstream che
ha finito per coinvolgere praticamente ogni media. Dagli adattamenti
cinematografici più o meno fedeli come i cartoni animati della Disney, il leggendario
Mago di Oz con Judy Garland o l’indimenticabile Pinocchio di Comencini, siamo
passati all'applicazione sistematica del filtro del genere: i più gettonati
restano sempre il fantasy e l’horror, senza disdegnare il poliziesco e il noir.
Il cinema resta il destinatario privilegiato di queste
revisioni: è toccato a Biancaneve (Biancaneve
e il Cacciatore, andato ad aggiungersi a Biancaneve nella Foresta Nera, un classico prodotto dei gloriosi nineties),
Cappuccetto Rosso (Cappuccetto Rosso
Sangue), Peter Pan (Hook), ad
Alice (nella terribile trasposizione di Burton), agli stessi Fratelli Grimm (eletti
a protagonisti in quello che resta il peggior film di Terry Gilliam), mentre a
breve toccherà ad Hansel e Grethel (in una versione in cui cercano di rubare il
lavoro a Bren!) e, nuovamente, al Mago di Oz nell’atteso Il Grande e Potente Oz di Sam Raimi. La cosa che accomuna tutti i
titoli sopra citati è la non esaltante resa artistica dei lavori, al punto che
il miglior film di revisione fiabesca resta, a mio avviso, Shrek.
Diversa sorte è toccata al mondo dei Fumetti, dove dal 2002
il titolo della Vertigo Fables ci
fornisce un’acuta, accattivante rivisitazione delle fiabe miscelando i generi
più disparati: la serie, pur sfilacciandosi nei numeri dal 70 in poi, resta
finora un’operazione intelligente e ben costruita. Meno nota la serie Legends - The Enchanted della Radical
Comics, una revisione steam/cyberpunk gioiosamente tamarra.
In tivì invece, gli amanti delle Fiabe (e di Lost) hanno
potuto sbizzarrirsi con l’avvento di Once
Upon a Time: tra alti e bassi, la serie (giunta alla seconda stagione)
spazia a 360 nel panorama fiabesco tradizionale e se la sceneggiatura stenta precipitando
sovente in picchi di banalità, a risollevare la situazione ci pensa sempre quel
mostro sacro che risponde al nome di Robert Carlyle (qui nei panni di Tremotino...
bella mossa ingaggiarlo! Quando si dice soldi spesi bene!). Da menzionare una
riedizione de La Bella e la Bestia
(storico telefilm anni 80 con nientepopodimenoche Sarah Connor e Hellboy Linda
Hamilton e Ron Perlman... di questa serie ho ricordi fantastici, non so se per
meriti suoi o perché mi ha accompagnato durante tutta l’adolescenza!) della
quale però devo ancora vedere un episodio.
Ma veniamo all’uomo che dà il titolo al post: il Fiabaro del
Duemila. In realtà questo soprannome spetterebbe di diritto ad Alex Abruzzese l’indimenticato
autore di romanzi come “Servizietto Vincente” o “Tranquilli che questa non
puzza” (ma come, non ricordate? Mai dire goal? Bebo storti alias Thomas
Prostata? Pulp! Molto pulp! Pure troppo per i gusti mia!). In realtà Il Fiabaro
di cui parliamo è un personaggio reale e risponde al nome di American McGee.
Non è uno scrittore, non è un regista, non è un fumettista ma fa parte della
categoria che è destinata a mandare in pensione tutta questa bella gente (Morte
alla Strega Allegra Geller!).
American McGee è un ideatore di videogiochi.
La sua prima incursione nel fiabesco/fantastico risale al
2000 con American McGee’s Alice
seguito a undici di distanza da Alice: Madness
Returns: nei due videogiochi citati McGee sconvolge il Paese delle
Meraviglie deformandolo in un teatro grottesco e inquietante. Alice viene sballottata
tra manicomi e paesaggi lugubri, costretta ad affrontare creature che definire
disturbanti è poco. Il successo è planetario e unanime e addirittura, per un po’
(intorno al 2004/2004) si è parlato anche di un adattamento cinematografico con
protagonista la sempre adorabile Sarah Michelle Gellar.
Il buon McGee comincia
a prendere più seriamente il suo ruolo di Fiabaro quando nel 2007 dà il via a
una serie di minigiochi raccolti sotto il titolo di American McGee's Grimm,
dove, come dice il titolo, l’autore americano si diverte a rivisitare le fiabe
dei celebri fratelli tedeschi. Come per Alice, anche qui sono i toni scuri a
dominare: poca (o nessuna) concessione viene fatta alla solarità con cui
vengono classicamente intese le fiabe, in favore di un brusco ritorno alle
atmosfere primordiali in cui queste storie sono state concepite e tramandate.
American McGee's Grimm è giocabile dal sito della casa di
produzione dell’autore, la Spicy Horse
e da alcuni mesi è possibile cimentarsi nell'ultima creazione del designer
americano: Akaneiro - Demon Hunters.
Stavolta il bersaglio delle cure del nostro amico è Cappuccetto
Rosso, trasportata di sana pianta nel Giappone Feudale per un gioco di ruolo d’azione
ricco di suggestioni grafiche. Potete scaricare Akaneiro GRATUITAMENTE e io,
ovviamente, vi invito a farlo (soprattutto se avete un computer meno cesso del
mio, che mi fa penare anche quando devo giocare a Angry Birds!).
Sarà interessante vedere come si svilupperà la ricerca di McGee
in futuro per capire se lo scettro di Fiabaro del 2000 debba restare fra le sue
mani e se il videogioco sia davvero la forma migliore in cui certe tradizioni
debbano continuare.






