mercoledì 15 settembre 2010

Non era un incubo, era tutto vero.


Dal Profondo della Notte al Fondo del Barile...

Un paio di settimane fa, io e Jijis abbiamo inaugurato la nuova stagione cinematografica andando a vedere Nightmare, il remake del celebre film dell’84 firmato Wes Craven. Ora, per chi non lo sapesse, io provo una certa infatuazione nei confronti di Freddy Krueger, sempre provata: non per niente, il post di apertura di questo bloggo contiene un racconto che è uno sfacciato atto d’amore nei confronti suoi e di tutto un certo cinema horror. E se è vero che la mia infatuazione è dovuta più alla nostalgia per quel periodo della mia vita che agli effettivi meriti del film di Craven, non si può negare che quei meriti ci siano e non siano nemmeno troppo nascosti.
A partire proprio da Krueger: un mostraccio disgustoso che da lì a breve si sarebbe trasformato in una vera e propria icona pop (anche troppo, secondo alcuni) lanciando l’attore che lo interpretava, Robert Englund, nell’olimpo dei grandi interpreti horror al pari di Bela Lugosi e Boris Karloff. Ma non fermiamoci qui. L’idea deragliante di Nightmare era che contro il suddetto mostro non avevi praticamente chance: niente aglio, niente argento, niente proiettile in testa. L’infame colpiva nel momento in cui eri più indifeso e incapace di reagire... nel sonno. Meglio, nel sogno. Tutti le volte che ti abbioccavi eri a tiro affettamento. Potevi svegliarti, ok, ma il letto non è qualcosa da cui puoi stare lontano troppo a lungo e allora eccolo lì, il meccanismo perverso. Da Freddy non si scappa. Il film dell’84 oscillava fra alti e bassi ma manteneva una forza di base che ti portava fino in fondo lasciandoti dimenticare le piccole pecche seminate qua e là (e diciamocelo, quando lo vidi ero così piccolo e terrorizzato che non mi soffermai certo a meditare sulla sceneggiatura... tra un po’ manco sapevo cosa fosse, una sceneggiatura). Nightmare ebbe il merito di scuotere il cinema horror contribuendo a portarlo su una dimensione più pop... e non dimenticate, fanciulle, che proprio qui comparve per la prima volta il fustissimo Johnny Depp, prima di concludere tragicamente la sua carriera quest’anno, nei panni del Mago Galbusera in quella... quella... quella roba su Alice sfoderata da Tim Burton (Tim!TIIIIIIIIMMMM! COSA FAI, TIIIIIMM?!)
Ad ogni modo, tornando a noi: non mi aspettavo molto da questa versione anni 2000 di Nightmare. Speravo che qualche intuizione qua e là riuscisse ad adattare il mito alle nuove generazioni ma francamente, visto lo stato in cui versa l’orrore in quel di Hollywood, nutrivo pochissime speranze. E difatti quelle poche speranze sono evaporate dopo una sequenza iniziale fra le più brutte e scontate della storia del cinema. I minuti seguenti sono stati anche peggio, quando sono entrati in scena tutto un campionario di inquadrature da videoclip e di espedienti di bassa lega per trasmettere una tensione che, oggettivamente, non c’era. L’espediente più abusato? quello dell’amico scemo. Avrete anche voi un amico scemo che si diverte a gonfiare i sacchetti di carta e a farveli scoppiare dietro l’orecchio. La prima volta, dai un tremone. La seconda volta, ci puoi anche cascare, ma segue un risolino nervoso del tipo “sì, sei simpatico, ma adesso stai davvero cominciando a rompere la minchia”. La terza volta l’amico scemo si ritroverà a frugare nel freezer alla ricerca di una bistecca o di un pacco di piselli surgelati da applicare sul bell’occhio nero che gli avrete fatto. Ecco, immaginate che al vostro amico scemo abbiano chiesto di dirigere un film e potrete capire su cosa si basa questa pellicola per incutere timore. Come se non bastasse questa generale pochezza di idee ci si mette anche un cast da brividi (e no, non nel senso buono) raccattato fra gli scarti pseudo-adolescenti di varie serie tv: non se ne salva uno. Uno. La ragazza incaricata di interpretare Nancy, la protagonista, limita la sua recitazione all’essere carina. E’ anche vero, povera stella, che se spogliano il tuo personaggio di qualsiasi aspetto interessante pure tu puoi fare pochino. Uno dei risvolti più intriganti della pellicola originale era che i Grandi, i Matusa, non credessero alla povera Nancy, considerandola una povera pazza. Lei urlava al mondo che c’era una specie di arrosto artigliato che stava facendo a fettine i suoi amici e tutti “Sì... sì... ora andiamo su quel caminocino là, vedi... quello con le lucine colorate...”. Nella nuova versione questo aspetto è stato completamente tagliato fuori.
Ma veniamo al dunque: Krueger. Quello che ha reso popolare l’accoppiata Freddy/Englund è sempre stata la carica ironica del personaggio e la sua estrema mobilità facciale. A differenza degli altri due boogeymen storici (Michael e Jason... ne parleremo dopo), Freddy aveva un volto, riconoscibile... poteva essere terribile o sornione o stupido. I panni del nuovo Freddy li ha vestiti Jackie Earle Haley, attore interessante colpevole di interpretare troppo spesso personaggi mascherati: e se in Watchmen la sua versione di Rorschach era stata una delle poche note liete, qua tutto naufraga sotto un mascherone immobile che quei geni degli effetti speciali gli hanno applicato in faccia, mandando a farsi benedire ogni speranza di riprodurre la benché minima espressione facciale. Il povero Jackie si è dovuto ridurre, per caratterizzare un po’ il suo Krueger, a sfregare gli artigli della mano l’uno contro l’altro, come due bastoncini. Pochino. Non mi soffermerò sulla scelta di cambiare le origini di Krueger (penosa) limitandomi a dire che gli sceneggiatori sono abilmente riusciti a mandare in vacca l’unica intuizione decente che avevano avuto per questa nuova pellicola (ovvero, il fatto che Freddy potesse essere innocente e che fosse stato giustiziato in modo del tutto arbitrario).
La regia, come già detto, è un vero e proprio disastro: basta dire che l’unica scena vagamente passabile è stata fotocopiata dalla pellicola originale ...e fotocopiata pure male (avete presente quando Nancy vede la sua amica nel corridoio della scuola? La sua amica imbustata in un sacco da obitorio grondante sangue?).
Ora, questa assoluta debacle cinematografica pare che abbia ricevuto un incoraggiante feedback dai botteghini e si parla già di seguiti: davanti a questa notizia resto perplesso fino a un certo punto. Non mi aspettavo molto da questo remake perché già da tempo vedo l’horror hollywoodiano in caduta libera, stereotipato oltre ogni limite. Le intuizioni che avevano trasformato il Nightmare dell’84 in qualcosa di più di semplice film horror erano figlie del coraggio ed è il coraggio che manca a queste nuove produzioni: ci si limita a giocare sull’usato sicuro o a trapiantare in terra americana bei film prodotti dagli spagnoli (Rec), dai giapponesi (The Ring) o addirittura dagli svedesi (ahimè sì... è pronto un remake di “Lasciami Entrare”).
Il primo chiodo sulla bara del mito di Freddy è stato ufficialmente piantato. Volete piantarne un altro? Ecco un suggerimento... fate un bel Nigthmare in 3D.
Forse così Krueger lo ammazzerete davvero.

I’m your Boogeyman, that’s what I am...

E tre. Al momento Freddy Krueger è stato il terzo boogeyman (uomo nero, babao) storico del cinema slasher americano a godere (si fa per dire) di un remake. Prima di lui era toccato a Michael Myers, protagonista della saga Halloween nel 2008 e alla inquietante faccia da hockey di Jason Voorhess, cattivone del ciclo di Venerdì 13, nel 2009.
Diciamo subito che la pellicola meglio riuscita è la prima, affidata alle sapienti mani di Rob Zombie: anche qui non ci troviamo di fronte a una rivisitazione miracolosa... ma perlomeno il buon Rob è riuscito a mantenere lo spirito originale della pellicola di Carpenter affidandosi a scelte di regia non banali e figlie della sua sincera e ruspante passione per il genere.
La seconda vita di Jason, invece, è stata affidata a Marcus Nispel, regista videoclippettaro che si era già cimentato con un altro remake, quello di “Non aprite quella Porta” (memorabile solo per l’ombellico di Jessica Biel, perennemente in camera). Ahimè, la sua versione di Venerdì 13 lascia moltissimo a desiderare e, pur non raggiungendo i livelli di piattezza di Nightmare, resta uno sforzo inutile che non contribuisce minimamente al ringiovanimento del personaggio.
A questi punti, resta proprio Rob Zombie la timida fiammella di speranza che illumina il futuro dell’horror a stelle e strisce.
Sempre che questo 2010 non ci riservi qualche inaspettata sorpresa...

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