giovedì 16 dicembre 2010

More fun...



Aspettiamo fiduciosi...

mercoledì 8 dicembre 2010

Marina Città Morta

Periodo ingarbugliato, mes amis, molto ingarbugliato. Non c'è verso che possa scrivere un post coerente, così, per celebrare la fine della prima stagione di Walking Dead (finale del cazzo,aggiungo io) vi propinerò una vecchia storia di zombi del sottoscritto intitolata "Marina Città Morta". Si tratta di un esperimento, scritto più come una sceneggiatura che come un racconto vero e proprio. Piccola annotazione: il finale alternativo numero due l'ho digitato su word prima di vedere quel capolavoro di Shaun of the Dead (L'Alba dei Morti Dementi in italiano)! Quindi non è un plagio... e sicuramente i Signori Pegg & Wright non mi hanno scopiazzato. Probabilmente, si è trattato soltanto di una felice intuizione.

Marina Città Morta

Scena I – Marina città morta

(Buio completo. Le voci di Mizio e Luì escono fuori dallo schermo nero insieme ai rumori dei loro passi e del carrello della spesa trascinato sull’asfalto)

Mizio
Anche un po’ po’ di pettera non ci starebbe male...

Luì
Ci starebbe benissimo, invece... proprio come il cacio sui maccheroni... il fatto è, Mizio, che noi la pettera la vediamo giusto sulla parabola o sul monitor...

Mizio
Parla per te, finocchio...

(La scena che vediamo si svolge per le strade deserte di Marina di Massa. Due ragazzi (Mizio e Luì) e una ragazza (Carla) stanno spingendo un carrello della spesa vuoto su un marciapiede. E’ una sera di ottobre, subito dopo il tramonto. E ci siamo sbagliati; Marina di Massa non sembra deserta, sembra proprio morta)

Carla
Oh! E scusate se c’è un membro del gentil sesso fra di voi! Sono due settimane che non sento altro; pettera di qua pettera di là... avete in testa solo quello: la pettera, la pettera e la pettera...

Mizio
E la pleistescio...

Luì
E la birra

Carla
Ci rinuncio...

Mizio
Eddai, Carletta! Lo sai che io e Luì scherziamo... in realtà siamo due galantuomini...

Luì
Scì, dò gentleman

Carla
La cavalleria fatta persona! E poi, ancora una volta mi dovete spiegare che cazzo ci facciamo in giro con il coprifuoco! Anzi, non spiegatemelo! La stronza sono io che continuo a darvi retta!

Carla (V.F.C.)

Il contagio aveva svuotato le strade di Marina, anche se poi la situazione non era diversa da una qualsiasi serata autunnale... era la strana vita delle cittadine balneari, un po’ come stare al polo nord... tre mesi di luce e nove di buio... beh, un po’ peggio del polo nord... e pensare che me ne ero andata, alla fine; avevo fatto di mani e di piedi, ma ce l’avevo fatta a schiodarmi da qui... adesso avevo un terrificante appartamento a Firenze, zona Cascine e un terrificante lavoro a Prato... ma con Marina, se Dio voleva, avevo chiuso per sempre... eppure alla troia proprio non doveva essere andata giù; mi ha aspettata al varco per questi tre anni e alla prima cazzata... trac! Mi ha incastrato nuovamente... e così, al primo week end che decido di trascorrere in questo cesso, ci scoppia il contagio sotto al culo... autostrade, ferrovie, aerei... tutto bloccato, coprifuoco nelle ore notturne per le aree bonificate, e tutto il giorno in quelle ancora infette...
La televisione trasmette solo telefilm e film e repliche di show del cazzo dalla mattina alla sera, intervallati dai notiziari in cui le solite facce di merda ci danno i soliti consigli su come affrontare questa tegola che ci è piombata sulla chiocca... i satelliti sono giù, i servizi di telefonia mobile e fissa temporaneamente sospesi e io... mi ritrovo rintanata nel vecchio appartamento dei miei, con due amici del liceo che dividono le loro giornate tra la playstation e una collezione apparentemente sconfinata di film horror... praticamente, il massimo...

Carla
Oh fanti, ma non è che stiamo facendo una cazzata...

Luì
Effettivamente la Carletta ci ha preso... oh Mizio, anche a me mi pare che stiamo facendo una gran cazzata... non te lo volevo dire prima, ma...

(Mizio inchioda di colpo, apre le braccia e sbotta)

Mizio
E va bene! Torniamo a ca’! Ma dopo non venirtene fuori che se ci fosse un po’ di birra sai che ganzo, e che chissà come sono LORO da vicino e tutte quelle palle lì!

Luì
Non è che non mi fido ma...

Mizio
Ma cosa? Vi dico che non dovete preoccuparvi e voi invece non perdete l’occasione per scaramellarmi il cazzo!

Carla
Sarai d’accordo anche tu, Mizio che starsene in giro dopo il coprifuoco con la città invasa da un branco di mostri non è esattamente quello che gli esperti definiscono un colpo di genio!

Mizio
Ma che esperti! Ma che coprifuoco! Ma che mostri! Vi dico che è tutta una pagliacciata, che ormai non sanno più cosa inventarsi per tirare su un paio di voti e buttarti un po’ di strizza sul groppone! Mostri! Ma li avete visti? (Carla e Luì scuotono la testa poco convinti) No, eh? Io invece sì, e vi dico che sono tutto fuorché mostri e che dovete stare tranquilli!

Carla
Tranquilla è il mio secondo nome, Mizio... ma con le Aquile Nere? Con loro come la mettiamo...

Mizio
Cazzo Carla, mi’ che sei propio pesa, almanco me la crollassi...

Luì
Invece mi sa che la Carletta ci ha preso un’altra volta ... e con le Aquile Nere?

Mizio
Io non credo ai miei orecchi... non ci voglio credere... le Aquile Nere? Ma vi rendete conto? E’ una stronzata garantito! Ci saranno giusto un paio di sbirri di pattuglia e se ci fermano gli inventiamo due fole, ci becchiamo un cazziatone e poi facciamo come ci pare a noi come al solito! Le Aquile Nere!

Luì
La Ceccarelli le ha viste. Ha detto che sono come quelli dei film... sai, tipo nevisils, tipo quelli del giochetto...

Mizio
La Ceccarelli ne ha ottanta e passa e non si tromba un uccello da quando ne aveva quindici, fossi in lei vedrei le aquile, i falchi e le poiane...

Carla
Proprio non riesci a farla una metafora che non si basi su una ciambella e un buco...

(Mizio allarga le braccia come a dire “Cosa vuoi, è più forte di me)

Scena II – Il Bar dei Preti

(I nostri tre amici sono davanti alla porta di un baretto. Fuori, Marina è il solito mortorio e ormai le ultime luci del tramonto hanno lasciato il posto al buio)

Mizio
Oh fanti! Ora entriamo! Voi state dietro di me e non fiatate e non fate mosse strane...

Luì
Mosse strane tipo?

Mizio
Mosse strane, cazzo! Mosse strane tipo... mosse strane!

Carla
Ma non avevi detto che era tutto sotto controllo?

Mizio
Appunto! Fate come v’ho detto ed è tutto sotto controllo!

Carla (V.F.C.)

Il Bar dei Preti me lo ricordavo esattamente così e quando Mizio ha spinto la porta e siamo entrati ho fatto un balzo indietro di tre anni... piena estate, quattro del pomeriggio... io che aspettavo sulle sedie fuori e Mauro che alla fine arrivava, in ritardo come sempre... prende un campari e si siede...
“Non è che te ne vai per me, vero?”
“Buongiorno”
“Scusa, è solo che...”
“E’ solo che ora non saprai più come fare quando ti prude la proboscide e non ci sarà più nessuno lì a grattartela...”
Fra me e Mauro non poteva finire bene, era una di quelle storie lì... mi direte che tutte le storie non possono finire bene, ma una ragazza ci spera sempre... sarà che solo una cretina come la sottoscritta poteva sperare una cosa simile di una relazione con un uomo di dieci anni più vecchio, con moglie e figliolo a carico, ma cosa volete farci...
“Mi dispiace”
“A me no... e comunque non preoccuparti, non me ne vado per te... è questo posto...”
dentro al bar si trascinavano delle controfigure di essere umani, chi appeso a un bicchiere, chi a una mano di scala quaranta... i pavimenti, i muri... niente era sporco, ma era come se una mano di sconforto si fosse posata su tutto... una mano di amaro, nauseante sconforto e facce dipinte, trucco sciolto, alito pesante, sguardi vuoti... e il bar dei preti era solo un’altra raccolta di storie andate a male, di vite che dovevano prendere una piega e non l’ hanno mai presa o l’ hanno presa dalla parte sbagliata... le province e le periferie di tutto il mondo sono piene di posti così...
e mentre guardavo, mentre mi convincevo la mia bocca si è aperta e ha fatto tutto da sola...

Carla
Io non diventerò mai così

Mizio
E lo credo bene! Almeno, finché sei ancora viva...

(Dentro al bar alcuni zombi sono intenti a fare cose da bar... trincare vino, giocare a carte, leggere la gazzetta... Mizio, Luì e Carla camminano incerti verso il retro del bancone)

Carla (V.F.C.)

Il bar era esattamente come lo ricordavo, solo un po’ più sporco... un odore insopportabile gravava nell’aria...

Luì
Scusate, fanti, ma io dovrei un po’ sboccare...

Carla (V.F.C.)

Il bar era esattamente come lo ricordavo... anche le persone dentro... mancava loro qualche pezzo qua e là, d’accordo, ma stavano facendo le stesse cose di quando le avevo lasciate tre anni fa...

Carla
Andiamocene, cosa stiamo aspettando! Via!

Mizio
E datti una calmata! Dio me le donne! Non vedi che è tutto a posto! Loro si fanno i cazzi loro e noi i nostri, non c’è d’aver paura... Luì levati quel dito dal culo e vieni a darmi una mano...

(Mizio e Luì passano dietro al bancone e cominciano a prendere tutte le birre che trovano)

Carla (V.F.C.)

Mentre Luì e Mizio si davano da fare con la birra io restavo a guardarli... i morti. Che giocavano a carte, che bevevano vino per pisciarlo da qualche parte sul pavimento, insieme a un altro brandello di carne o a dei fluidi marroni... e non eravamo noi che dovevamo diventare come loro, proprio per niente... erano loro che diventavano noi... e per un attimo, mentre quel pensiero mi attraversava come un fulmine il cranio, mi sono resa conto che era giusto così, e che Marina era casa mia, nel bene e nel male...
E non scappi mai veramente, giri solo intorno... accumuli scelte su scelte, pensi che in questo modo stai scantonando, stai disegnando un tracciato o un percorso... puoi chiamarla vita, se ti va... ma c’è un momento, un momento che arriva di botto e torna, ritorna... un momento in cui ti rendi conto che da qualche parte dovrai pur lasciarcela la ghirba, prima o poi... e anche se il mondo è (sembra) una faccenda grossa, in realtà non esiste, è solo un’estensione delle strade, delle case, dei bar che conosci, come un sisma che si allarga lento negli anni fino scemare definitivamente in una tomba... e allora pensi: se tornassi all’ epicentro? Cambierebbe qualcosa? Fermeresti in qualche modo l’inevitabile, o sarebbe solo un’inutile implosione?
Non scappi, non scappi mai, ora lo so...dovevo ritornare a casa per capirlo, dovevo guardare il riflesso della mia scelta nel luogo in cui quella scelta l’avevo fatta e comunicata... a chi, ormai, non ha più importanza... ci sta che anche il povero Mauro sia uno zombi, adesso, questo non lo renderebbe tanto diverso da me...
E allora, una volta terminata questa merda del contagio, avrei fatto le valigie e sarei tornata qui.. e avrei rilevato il bar dei preti, forse... avrei accettato il mio destino, se mai ne avevo uno... o più semplicemente, avrei fatto la cosa giusta.

(Improvvisamente una voce dalla strada)

Aquila Nera 1
Un covo, Signore!

(Fuori dal bar, tre tizi armati di tutto punto con un passamontagna nero in testa stanno indicando gli zombi)

Aquila Nera Capo
L’ho visto, soldato! Procedete!

(Le Aquile nere fanno irruzione e cominciano a macellare gli avventori. Luì e Mizio si accucciano sotto il bancone, Carla si rannicchia a terra e comincia a urlare. Quando i militari hanno ripulito il posto tirano fuori i due ragazzi dal bancone; il capo sgancia un calcio a Carla per farla smettere di urlare e la tira su alle cattive per poi spingerla insieme agli amici)

Carla (V.F.C.)

Le Aquile Nere hanno aperto il fuoco e i morti sono morti. Ma non era tutto qui. E mentre mi accucciavo urlando, mentre il mondo esplodeva fra le tempie al ritmo delle esplosioni e venivo inondata di carne marcia, non riuscivo a pensare ad altro che alla mia vita che sarà, io che servivo martini e caffè dietro al bancone, io che aspettavo quei tre mesi di luce per mettere un po’ di fieno in cascina per l’inverno... e chiudevo la cassa e la porta e tornavo a casa... magari qualche sera al cinema, magari al ristorante...
E anche quando tutto finì, anche quando il mio urlo venne interrotto dal calcio che mi rifilarono nelle costole restai ancorata a quel pensiero.

Aquila nera Capo
Molto bene, cos’abbiamo qui?

Aquila Nera 1
Civili, signore! Due ragazzi e una ragazza!

Aquila nera Capo
Allora, siete degli sciacalli, degli idioti o tutt’e due le cose?

Luì
P-perchè?

(Il capo fa un cenno e un soldato molla il calcio del fucile in mezzo alle gambe di Luì)

Aquila nera Capo
Forse non vi è chiaro il quadro, ma qui le domande le faccio io...
Sarò più esplicito: Per quale motivo avete violato il coprifuoco e state rischiando una fucilazione?

Luì (da terra, quasi in lacrime)
Perché li avete uccisi, che male vi facevano?

Mizio (bofonchiando)
Luì sta’ zitto!

Luì (indicando una zombi sventrata)
Io quella là la conoscevo, era la Signora Mosti! E beveva è vero e beveva forte! Ma non ha mai rotto i coglioni a nessuno e ha avuto una vita di merda, con un figliolo che non ha neanche fatto in tempo a finire le medie e un marito col cancro! E’ morta sola come un cane, quella donna... che cazzo vi ha fatto di male, eh?!

Aquila nera capo (batte le mani e ride)
Oddio che bella serata! Non credo alla mia fortuna! Voi siete proprio bacati e quando vi farò saltare il culo credo proprio che non piangerà nessuno! Uomini, levatemi questi stronzi da davanti e caricate la ragazza sul camion... lei possiamo anche aspettare ad accopparla, non so se mi spiego...

Aquila nera 1 (indicando fuori)
Ehm, Signore avremmo un problema...

Aquila nera 2 (sta urlando dentro a un walkie talkie)
Rosso 5 chiama base! Rosso 5 chiama base! Rispondete!

(Fuori dal bar c’è una folla di zombi che guarda dentro... in particolare guarda le tre Aquile)

Aquila nera 2 (scuotendo lo walkie talkie)
Non rispondete nessuno, Signore! Siamo tagliati fuori!

(Gli zombi cominciano a entrare strascicando dentro al bar)

Aquila Nera capo
Oh merda!

Scena III – Finale alternativo numero 1: Missione compiuta

(Mizio sta trascinando il carrello della spesa pieno di birre e Luì e Carla lo seguono dappresso)

Mizio
Che serata ragazzi! La prima cosa che voglio fare arrivati a casa e trangugiarmi una venticinquina di queste bellezze! Giusto per ripigliarmi!

Luì
Mi sa che prima e meglio se svuoti quel kilo di merda che ti saltella nei pantaloni!

Mizio
Parla per te, finocchio! Puzzi come il cesso di un campeggio!

Carla
E la piantate un po’!

(Continuano a camminare ancora un po’; poi Mizio si avvicina lentamente a Carla e con un ghigno idiota sulla faccia le dice)

Mizio
Carla, pensavo sai... più tardi, non è che me e Luì, a panino?

Carla (sorride e lo spinge via)
Ma Vaffanculo!

Scena IV – Finale alternativo numero due: A casa con gli amici

(Mizio e Luì sono stravaccati sul divano e smanettano sui joypad; la televisione davanti a loro vomita fuori la telecronaca in giapponese di quella che sembra proprio essere una partita di calcio. Carla è seduta poco distante su una poltrona e fissa impassibile il vuoto; accanto a lei campeggia un carrello della spesa pieno di birre. L’occhio destro di Luì scivola improvvisamente fuori dall’orbita e ballonzola per qualche istante attaccato al legamento, prima che il ragazzo lo rificchi al suo posto alla rovescia.
Nel frattempo Mizio, con un filo di bava che cola, allunga una mano verso la coscia di Carla: la ragazza, senza cambiare espressione, gliela stacca con un morso).