venerdì 21 gennaio 2011

Ammazzademoni di tutto il mondo, unitevi!


E’ un assassino efferato, ma uccide solo esseri malvagi.

Ha una spada di ferro, ma per i mostri ne usa una d’argento.

Non ha una patria, ma arriva ovunque chiedano il suo aiuto.

Perché lui è Geralt di Rivia e il suo destino è segnato.

E’ stato un videogioco, “The Witcher”, anno 2007, a sancire la definitiva affermazione a livello planetario dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski e della sua creatura, lo strigo Geralt di Rivia.
Mentre già in mezzo mondo erano disponibili i romanzi della saga, in Italia abbiamo dovuto aspettare il 2010 e l’iniziativa dell’Editrice Nord per poter leggere l’opera di questo autore brillante e versatile che va a perpetuare la nobile tradizione dell’heroic fantasy, in particolare del filone Moorcockiano. Essendo già qualche anno che mi ritrovo fuori dal circuito della letteratura fantasy (ragazzi, ne ho letti davvero tanti-tanti-tanti... per stupirmi e interessarmi deve capitarmi fra le mani qualcosa di davvero speciale) c’è voluta la segnalazione del buon Antonino Zingone per avvisarmi dell’uscita de”Il Guardiano degli Innocenti”, la prima antologia di racconti dedicata a Geralt. Se ve la consiglio? Chiaramente sì. Non per niente, noterete che le analogie fra lo strigo di Rivia e il nostro Bren Gattonero sono molteplici (oddio, magari Bren è un pelino più tamarro), però sempre di cacciatori di mostri si tratta. Se vi aspettate avventure epiche in stile high fantasy, questa roba non fa per voi. Geralt si ritrova più che altro coinvolto in rocambolesche zuffe o in drammi semi-seri di provincia; i personaggi che incontra strada facendo, amici o nemici, sono sempre estremamente umani e imperfetti, non agiscono mai su principi cosmici tipo male assoluto e bene assoluto... comanda più lo stomaco (o qualcosa che sta ancora più sotto) che il cervello. Geralt in sé ricorda molto da vicino Elric di Melnibone; fisicamente (i capelli bianchissimi) e psicologicamente (la consapevolezza di un destino nefasto in fondo al viale). Anche il suo soprannome, “Lupo Bianco”, è identico a quello dell’anti-eroe di Moorcock.
Come dicevo, solo l’anno scorso noi italiani abbiamo potuto leggerci l’opera di Sapkowski: in realtà la data della prima pubblicazione in terra polacca risale addirittura al 1993... ciò non toglie che questi racconti incarnino perfettamente il degno proseguo della tradizione dell’heroic fantasy. Il buon Andrzej si è dato da fare per inserire nel suo mondo tanto bel folklore europeo (non solo dell’est, come sostengono alcuni), sforzandosi di condensare svariati racconti, miti e leggende popolari con alcuni elementi di high fantasy (elfi e nani): esperimento riuscito.
Il mio consiglio, a questi punti, è quello di recarvi dal vostro libraio di fiducia o di caricare quanto basta la postepay per portarvi a casa il volumozzo, sperando che la Nord si decida a proseguire con la pubblicazione della corposa bibliografia di Sapkowski... ovviamente, se amate il fantasy. Se non lo amate, peggio per voi.

2 commenti:

Dr Ciregia or Miss Francesca? ha detto...

Ho giocato al videogioco!!Te lo consiglio!

Tommaso Destefanis ha detto...

Heh, il videogioco dev'essere figo, lo so... purtroppo non gioco mai sul pc, speriamo che esca per PS3 (se ne parlava ultimamente)!