Ritorno a scrivere su questo bloggaccio dopo aver passato un mese e mezzo tutto immerso in quella cosa divertente e emozionate che capita ogni tanto e che si chiama ferie. Ferie un po’ del cazzo. Innanzitutto, dopo la bellezza di dodici lunghi anni è successa una roba stranissima: mi sono ammalato. Due volte. Due piccole influenze rompiballe una delle quali mi ha privato della gioia di un Capodanno come Iddio comanda. Evabbè, capita. Ci ho pensato un po’ su e ho deciso che la colpa dei miei malanni è da imputare ai gamberetti cinesi... avete presente? Quelli cicciotti che potete apprezzare in qualsiasi ristorante cinese in suolo italico? Ecco, me ne sono nutrito per anni, da sempre, praticamente... tranne negli ultimi mesi, in cui ho preferito sostituirli con l’anatra alla piastra. Ecco, probabilmente è stato questo a dare via libera ai virus influenzali. Pare infatti che i gamberozzi siano un cibo ricco di antibiotici e che a loro dovessi la mia apparente salute ferrea. Non commetterò mai più lo stesso errore. O almeno, se lo commetterò, cercherò di farlo quando non sono in ferie.
Ad ogni modo, non ho avuto modo di scrivere sul bloggo per i suddetti motivi e perché, essenzialmente, non ne avevo moltissima voglia. L’anno appena trascorso si è rivelato più tosto del previsto e avevo davvero bisogno di un po’ di tempo tutto per me; per fare cose stupide e utilissime come leggere libri e guardare film e giocare alla play e uscire tutte le sere con gli amici e giocare ai giochi di ruolo e, insomma, per fare tutte quelle attività che durante l’anno riesco a fare solo a singhiozzo.
Ora però, è arrivato il momento di recuperare il tempo perduto e tanto vale iniziare con una bella classifica fatta un po’ a cazzo e campana e senza particolari criteri logici se non il mio gusto personale-tiè!
Top Five Serie Tv – Atto secondo
In un post precedente vi avevo illustrato quali telefilm avevano solleticato la mia attenzione in uno scorcio dell’anno appena trascorso: ebbene, dopo qualche mesetto mi è venuta voglia di fare un piccolo riepilogo e un bell’aggiornamento sperando di darvi qualche dritta giusta per passare delle simpatiche serate in compagnia dei vostri amici o della vostra/o ragazza/o.
Partiamo dalle delusioni, cocenti ed epocali (si fa per dire, eh): qua c’è un solo titolo in corsa ed è True Blood. Dopo due stagioni piuttosto divertenti e piene di buoni spunti, questa torbida vicenda di vampiri e creature soprannaturali varie ha sbragato sonoramente, degenerando in un’incomprensibile e sfilacciato cicciammucchia dove un piccolo esercito di personaggi (perlopiù inutili) si è ritrovato a portare avanti una vicenda quantomeno confusa e per niente appassionante: la trama di base riguarda il tentativo di ascesa al potere di Russel Edgington, Re Vampiro del Mississippi (a dire il vero l ‘unico personaggio vagamente carismatico di questa stagione, interpretato da uno scoppiettante Denis O’Hare). Intorno ai complotti del non-morto ruotano i fantasmi dei personaggi che abbiamo imparato ad amare nelle stagioni precedenti (Sookie e Bill sono oggettivamente insopportabili... o più insopportabili del solito, se preferite) mentre gli autori si sono affannati a proporci la peggiore versione della storia del mito dei Lupi Mannari (sono più credibili e affascinanti quelli in salsa Mtv di Twilight... e ho detto tutto). Peccato, perché con un po’ più di attenzione e potando buona parte delle mille sottotrame si poteva portare a casa un altro ciclo divertente: così, la visione delle dodici puntate risulta soltanto una tediosa perdita di tempo. Speriamo che alla prossima occasione questa serie ritrovi la retta via, anche se ne dubito fortemente.
Una miniserie che invece non rientra nelle top five ma mi è piaciuta davvero molto è Whitechapel. Il titolo riprende il nome del quartiere londinese che fu teatro delle macabre gesta di Jack lo Squartatore. Si tratta di un poliziesco ambientato ai giorni nostri in cui una squadra della omicidi di Scotland Yard si trova a fare i conti con dei copycat, degli assassini emulatori di altri assassini: nella prima stagione l’antagonista non poteva essere altri che il famoso Squartatore di cui sopra, mentre nella seconda tocca ai temibili Fratelli Kray, terrore dell’East End negli anni Sessanta. Sei puntate che potrete gustarvi tutto d’un fiato. Oltre alla grande prova degli attori (su tutti lo scorbutico Phil Davis nei panni del veterano Ray Miles) va aggiunta una bella fotografia che ricorda vagamente i lavori di McKeane (è un’impressione mia) e un tandem regia/sceneggiatura che svolge perfettamente il suo lavoro: molto incalzante, zero tempi morti. Sì, ne esiste una versione italiana, ma vi consiglio caldamente di guardarlo in originale.
Ma ora, passiamo al nostro countdown verso la vetta.
5 – Se il Gladiatore e 300 s’incontrassero un giorno, per caso...
Ad ogni modo, non ho avuto modo di scrivere sul bloggo per i suddetti motivi e perché, essenzialmente, non ne avevo moltissima voglia. L’anno appena trascorso si è rivelato più tosto del previsto e avevo davvero bisogno di un po’ di tempo tutto per me; per fare cose stupide e utilissime come leggere libri e guardare film e giocare alla play e uscire tutte le sere con gli amici e giocare ai giochi di ruolo e, insomma, per fare tutte quelle attività che durante l’anno riesco a fare solo a singhiozzo.
Ora però, è arrivato il momento di recuperare il tempo perduto e tanto vale iniziare con una bella classifica fatta un po’ a cazzo e campana e senza particolari criteri logici se non il mio gusto personale-tiè!
Top Five Serie Tv – Atto secondo
In un post precedente vi avevo illustrato quali telefilm avevano solleticato la mia attenzione in uno scorcio dell’anno appena trascorso: ebbene, dopo qualche mesetto mi è venuta voglia di fare un piccolo riepilogo e un bell’aggiornamento sperando di darvi qualche dritta giusta per passare delle simpatiche serate in compagnia dei vostri amici o della vostra/o ragazza/o.
Partiamo dalle delusioni, cocenti ed epocali (si fa per dire, eh): qua c’è un solo titolo in corsa ed è True Blood. Dopo due stagioni piuttosto divertenti e piene di buoni spunti, questa torbida vicenda di vampiri e creature soprannaturali varie ha sbragato sonoramente, degenerando in un’incomprensibile e sfilacciato cicciammucchia dove un piccolo esercito di personaggi (perlopiù inutili) si è ritrovato a portare avanti una vicenda quantomeno confusa e per niente appassionante: la trama di base riguarda il tentativo di ascesa al potere di Russel Edgington, Re Vampiro del Mississippi (a dire il vero l ‘unico personaggio vagamente carismatico di questa stagione, interpretato da uno scoppiettante Denis O’Hare). Intorno ai complotti del non-morto ruotano i fantasmi dei personaggi che abbiamo imparato ad amare nelle stagioni precedenti (Sookie e Bill sono oggettivamente insopportabili... o più insopportabili del solito, se preferite) mentre gli autori si sono affannati a proporci la peggiore versione della storia del mito dei Lupi Mannari (sono più credibili e affascinanti quelli in salsa Mtv di Twilight... e ho detto tutto). Peccato, perché con un po’ più di attenzione e potando buona parte delle mille sottotrame si poteva portare a casa un altro ciclo divertente: così, la visione delle dodici puntate risulta soltanto una tediosa perdita di tempo. Speriamo che alla prossima occasione questa serie ritrovi la retta via, anche se ne dubito fortemente.
Una miniserie che invece non rientra nelle top five ma mi è piaciuta davvero molto è Whitechapel. Il titolo riprende il nome del quartiere londinese che fu teatro delle macabre gesta di Jack lo Squartatore. Si tratta di un poliziesco ambientato ai giorni nostri in cui una squadra della omicidi di Scotland Yard si trova a fare i conti con dei copycat, degli assassini emulatori di altri assassini: nella prima stagione l’antagonista non poteva essere altri che il famoso Squartatore di cui sopra, mentre nella seconda tocca ai temibili Fratelli Kray, terrore dell’East End negli anni Sessanta. Sei puntate che potrete gustarvi tutto d’un fiato. Oltre alla grande prova degli attori (su tutti lo scorbutico Phil Davis nei panni del veterano Ray Miles) va aggiunta una bella fotografia che ricorda vagamente i lavori di McKeane (è un’impressione mia) e un tandem regia/sceneggiatura che svolge perfettamente il suo lavoro: molto incalzante, zero tempi morti. Sì, ne esiste una versione italiana, ma vi consiglio caldamente di guardarlo in originale.
Ma ora, passiamo al nostro countdown verso la vetta.
5 – Se il Gladiatore e 300 s’incontrassero un giorno, per caso...
...verrebbe fuori Spartacus: Blood and Sand. Serie americana targata Starz, ci racconta a modo suo le vicende che hanno condotto alla celebre Rivolta degli Schiavi contro Roma, nel 72 a.c..
Se cercate veridicità storica, cambiate pure canale. Se invece vi accontentate di un tripudio di sesso e violenza orchestrato da gladiatori che ricordano in tutto e per tutto dei wrestler, da lanisti bestemmiatori e schizzati e da bellissime e astute matrone dallo spogliarello facile allora siete nel posto giusto. Spartacus ha solo una pretesa, divertire, e per questo funziona alla grande. Se proprio vogliamo fare le pulci alla serie, potremmo dire che certi effettazzi digitali potevano essere ridotti un attimino... ma, in fondo, non stonano affatto con lo spirito maranza della serie. Notizie buone: la serie avrà una seconda stagione e un prequel di sei puntate, Spartacus: Gods of the Arena, in uscita fra poche settimane, mentre da febbraio potrete ammirare la serie anche in italiano sulle frequenze di Sky Uno. Notizie cattive: Andy Whitfield, l’attore che interpreta Spartacus, dovrà rinunciare alla seconda stagione a causa di un linfoma. In bocca al lupo, trace.
4 – Millennium: più buio del buio.
Se cercate veridicità storica, cambiate pure canale. Se invece vi accontentate di un tripudio di sesso e violenza orchestrato da gladiatori che ricordano in tutto e per tutto dei wrestler, da lanisti bestemmiatori e schizzati e da bellissime e astute matrone dallo spogliarello facile allora siete nel posto giusto. Spartacus ha solo una pretesa, divertire, e per questo funziona alla grande. Se proprio vogliamo fare le pulci alla serie, potremmo dire che certi effettazzi digitali potevano essere ridotti un attimino... ma, in fondo, non stonano affatto con lo spirito maranza della serie. Notizie buone: la serie avrà una seconda stagione e un prequel di sei puntate, Spartacus: Gods of the Arena, in uscita fra poche settimane, mentre da febbraio potrete ammirare la serie anche in italiano sulle frequenze di Sky Uno. Notizie cattive: Andy Whitfield, l’attore che interpreta Spartacus, dovrà rinunciare alla seconda stagione a causa di un linfoma. In bocca al lupo, trace.
4 – Millennium: più buio del buio.
Il telefilm simbolo degli anni novanta è stato senza ombra di dubbio X-Files. Il suo creatore, Chris Carter, all’apice della popolarità della sua creatura e forte del credito e dell’influenza raccolti si lanciò in una seconda avventura intitolata Millennium. Nei suoi piani, la serie doveva essere più matura e cupa... e in questo è riuscito perfettamente. A partire dal cast: la scelta di affidare i panni del protagonista, Frank Black, all’inquietante Lance Henriksen si è rivelata azzeccata e geniale. La scelta successiva, quella di scavare senza pietà e senza remore nei meandri più turpi e bui dell’animo umano, ha finito per ritorcerglisi contro. Millenium racconta le gesta di un ex profiler dell’FBI con il dono (la maledizione?) di entrare nella testa dei killer, seriali e non. Questa sua capacità gli costa l’attenzione del sinistro gruppo Millenium, associazione di stampo massonico dai fini poco chiari apparentemente implicata in tutti gli eventi più torbidi a livello mondiale. Le tre stagioni di Millennium rappresentano un’implacabile discesa negli abissi e visivamente non c’è niente che tenti di risollevare un po’ il morale: fotografia cupa, colonna sonora praticamente assente, attori dalle facce “brutte” o terribilmente normali. Frank Black deve confrontarsi con i mostri partoriti dalla società e nel farlo rischia di perdere sempre tutto; l’adorata famiglia in primis. Ma il vero nemico, il vero antagonista, è il Male, assoluto e supremo, che si annida nell’essere umano: nella serie viene talvolta incarnato da una sinistra ragazza, una sociopatica dai tratti demoniaci che appare e scompare lasciandosi dietro dolore e disperazione. Millenium si è rivelata una serie bellissima che però, alla fine, è crollata sotto ai suoi stessi pregi: l’eccessiva cupezza, infatti, gli è costata il favore del grande pubblico, mentre il suo difetto più grande è stato l’ultimo chiodo sulla bara: come in X-Files, anche questa creatura di Mr. Carter ha tirato troppo la corda, giocando sul dubbio, sull’elusività. Cos’è il Gruppo Millennium? Boh. Dopo tre stagioni non l’ha capito nessuno. Cosa vuole davvero il Gruppo Millenium? Seee, voi chiedete troppo... Qual’è la misteriosa profezia che coinvolge Frank e la sua adorabile bambina, Jordan? E chi lo sa, forse ce l’avrebbero rivelato nella quarta stagione... è finita che non lo sapremo mai. Ciononostante, Millenium resta un Signor Telefilm, da recuperare e rivalutare a tutti i costi.
3 – Sempre più fuori, sempre più scemi, sempre più Misfits.
La serie che avevo piazzato al primo posto nella mia precedente top-five è tornata con una seconda stagione e, anche stavolta, mi ha regalato un ciclo di sette puntate strepitose. Trovate geniali, dialoghi al fulmicotone, situazioni grottesche condite da brevi squarci estremamente umani e toccanti. Tutto quello che mi aveva fatto amare Misfits era ben presente e vivido: quello che, purtroppo, non c’è stato è una evoluzione. Nella storia e nella struttura di fondo, almeno. Alcuni personaggi come lo sfigatisismo Simon e la fighettissima Alisha iniziano un percorso di maturazione che li porta effettivamente a crescere, a cambiare. Gli altri tre restano un po’ al palo: ma se questo nel caso di Nathan è un bene (in certi episodi è la sua verve comica a reggere tutto il telefilm) nel caso di Kelly e di Curtis gioca un po’ contro. Le puntate poi si sono un po’ arenate nella solita formula: scoperta di un tizio che ha un superpotere strambo, conflitto, risoluzione del conflitto. C’è una bozza di trama orizzontale (che coinvolge appunto Simon e Alisha) ma è davvero troppo labile per capire se sia consistente o no. Solo nell’ultima puntata, lo speciale di Natale, gli autori si sono decisi a rimescolare le carte lasciando aperto uno spiraglio interessante per il futuro. Detto questo, Misfits resta una serie fantastica che non potete assolutamente lasciarvi scappare. Nota sull’edizione italiana in onda da pochi giorni su Fox: lasciate perdere. Sapevo che sarebbe stata un’impresa adattare questo telefilm nella nostra lingua. Onore a chi ci ha provato, difficilmente avrebbe potuto fare di meglio, ma il risultato è, francamente, imbarazzante.
2 – Breaking Bad: Sbroccare di brutto.
Siete un genio della chimica. Dalla vita avreste potuto avere tutto: soldi, fama, riconoscimenti. Avreste potuto avere un aereo privato per i week end nella vostra villa a Bora Bora. Avreste potuto concorrere per un nobel, forse, e le case farmauceutiche si sarebbero scannate per i vostri servigi. E invece... insegnate a un branco di teste di cazzo in uno squallido liceo. Vi ritrovate con un matrimonio zoppicante e con un figlio affetto da gravi problemi di salute. Fate fatica ad arrivare a fine mese e siete costretti a pupparvi l’odioso cognato sbirro della narcotici che, apparentemente, ha più successo di voi pur non capendo un’emerita minchia di niente. Ah, dimenticavo, vi hanno anche diagnosticato un tumore ai polmoni, vi restano pochi mesi di vita e rischiate di abbandonare la vostra famiglia sul lastrico. Bene, come pensate di risolvere la situazione? Ma mettendovi a produrre e spacciare metanfetamine con l’aiuto di un vostro sballatissimo ex studente, ovvio!
Braeaking Bad ci racconta il dolore, la rabbia, l’umiliazione e lo sputtanamento di Walter White, un uomo mite che la vita si sta divertendo a prendere ripetutamente a calci nei coglioni. Fino a che punto potrà tollerare? Quanto ci vorrà prima che sbrocchi in modo definitivo e irreversibile? Una magistrale interpretazione di Bryan Cranston (famoso un tempo come il babbo di Malcom) è solo una delle componenti che rende questa serie così bella e degna di essere vista. Dentro a questo dramma senza fine ci troverete un’umanità variegata e tragica, personaggi e situazioni degne della migliore tradizione cinematografica americana. Tre stagioni più una quarta in arrivo: se non avete ancora avuto occasione di ammirare questo capolavoro avete parecchia carne da buttare al fuoco. Fatelo e mi ringrazierete.
1 – Fringe: il trionfo della Fantascienza anni 2000
Avevamo lasciato Fringe al quinto posto della nostra Top Five: una posizione di tutto rispetto che però lasciava suggerire il solito “lo studente ha delle qualità, ma non si applica abbastanza”. Cos’è successo in questi mesi? E’ successo che lo studente si è applicato... di brutto. Per una stagione e mezza Fringe è sembrato un simpatico e molto riuscito aggiornamento di X-Files: cast di buona caratura, episodi ben congeniati e trama di fondo dalle potenzialità estremamente interessanti. Ma, superata la metà della seconda stagione, Fringe ha cominciato a pestare sull’acceleratore e non ha più smesso. Un vortice di avvenimenti e situazioni che ci ha sbalzato via dalla monotonia in cui la serie rischiava di cascare e ci ha catapultato in una vicenda più sanguigna e stravagante, originale e coraggiosa sotto tutti i punti di vista (l’episodio 18 della seconda stagione, “White Tulip” è un vero e proprio pezzo da novanta). Scritto, girato e recitato a meraviglia, Fringe è passato da eterna promessa a concreta realtà regalando agli amanti del fantasy e della fantascienza una serie da seguire col fiato sospeso dove i colpi di scena e le sequenze drammatiche si inseguono senza sosta. Ora tutto questo è molto bello, ma come sostiene il mio amico Mik, la gente molte volte non capisce un cazzo. Fringe ha ricevuto il proverbiale “bacio della morte”: dall’inizio di quest’anno la programmazione della terza stagione è stata spostata al venerdì, spostamento che spesso fa da preambolo alla cancellazione della serie. Ancora una volta (come nel caso di Carnivale e Millennium) una bella serie rischia di pagare i suoi pregi: io capisco che una sequenza come quella dell’ultima puntata, “Marionette”, sia effettivamente un po’ macabra,
ma ancora una volta si rischia di penalizzare un telefilm che ha il pregio di scavare nel buio e di emozionare a livello più inquietante. A questo punto, la mia speranza è che gli autori riescano a chiudere in bellezza con la terza stagione, lasciandoci un’opera completa e degna, piuttosto che tirare la corda e lasciarci con un palmo di naso e mille interrogativi come è accaduto con Millennium. Poi, ci sta anche che dalla prossima puntata Fringe faccia un balzo all’indietro piombando nella più grigia mediocrità. Mi auguro di no e auguro a tutti voi una buona visione.
E questo è quanto. Fra qualche mese farò un’altra bella Top-Five (o forse no); nel frattempo, se mi capitasse di vedere qualcosa di veramente originale non mancherò di segnalarlo. Vale anche per voi: se avete consigli e suggerimenti sono tutto orecchi!
E questo è quanto. Fra qualche mese farò un’altra bella Top-Five (o forse no); nel frattempo, se mi capitasse di vedere qualcosa di veramente originale non mancherò di segnalarlo. Vale anche per voi: se avete consigli e suggerimenti sono tutto orecchi!
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