La fantascienza è un genere che può vantare una lunga e gloriosa tradizione televisiva. Gran parte del merito va ai nostri amici inglesi che, dal Doctor Who in poi, ne sono diventati un po’ i portabandiera; ma anche i loro colleghi a stelle e strisce non si sono mai fatti pregare più di tanto, regalandoci, da Star Trek a X-Files, vere e proprie pietre miliari.
La lista di telefilm fantascientifici è davvero lunga e continua ad allungarsi, proponendo di volta in volta nuove varianti, più o meno originali. Di una delle ultime ne ho già parlato fin troppo; si tratta di Fringe... vi avevo palesato la mia preoccupazione quando ho saputo che la serie era stata spostata nel death slot del venerdì sera... beh, la mia preoccupazione si è rivelata infondata. Fringe è stato appena rinnovato per una quarta stagione di ben 22 episodi. La cattiva notizia è che da questo post di due mesi fa ad oggi, le avventure di Olivia Dunham e soci hanno subito una sensibile flessione qualitativa, imboccando un po’ quella brutta china che hanno già percorso tutti i precedenti lavori Made in Abrams (Alias e Lost). Speriamo in una veloce risalita.
Mentre Fringe lottava per la sua sopravvivenza ho avuto modo di buttare un occhio anche a una nuova serie, stavolta inglese. Il titolo è Outcasts e siamo di fronte a un abile frullato di altri tre telefilm più e meno fortunati (Lost, Battlestar Galactica e Firefly). La fantascienza di Outcasts è quasi una soul fiction, una fantascienza dell’anima, dove il grosso del lavoro lo fanno le psicologie dei personaggi e i rapporti sociali che si innescano fra di essi. Un esperimento coraggioso e intrigante supportato da un cast di tutta eccellenza in cui si affacciano pure due vecchie conoscenze come Eric Mabius (il Daniel di Ugly Betty, qui nei panni del mefistofelico Julius Berger) e Amy Manson (la folle vampira Daisy di Being Human). Purtroppo, nonostante le buone premesse, Outcasts è stato brutalmente chiuso dopo la prima stagione. Peccato davvero. Evidentemente l’intreccio western/sci-fi continua a non trovare un riscontro esaltante dal punto di vista dell’audience e dopo Firefly (che perlomeno ha avuto una chiusura degna e appropriata con il film Serenity) ha mietuto un’altra vittima. In attesa che qualcuno trovi la formula perfetta per far combaciare i due generi tanto vale guardarsi queste 8 puntate che male male non fanno.
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