venerdì 4 marzo 2011

Mantova Report

Con una settimana piena di ritardo, puntuale come un giornalista che sta sempre sul pezzo (di torta) eccovi il mio resoconto rigorosamente sconclusionato dei tre giorni di Mantova Comic & Games 2011!!!

E prima di parlare dei deliri organizzativi mi preme ringraziare tutti gli amici che si sono smazzati allo stand Crazy Camper per far funzionare la baracca; Ambra, Michele, Marco, Francesca, Francesco, Simona, Michel, Davide e Andrea (una vera e propria superstar!) sono stati semplicemente fantastici, come fantastici sono tutti i ragazzi e le ragazze che si sono lasciati coinvolgere dal nostro gioco e hanno contribuito a trasformare questa trasferta mantovana in una gradevole parentesi invernale... che ci crediate o no, gente, i fumetti li facciamo davvero per voi, di noi ci frega il giusto.
Ma è sempre magico, abbondantemente oltre il soprannaturale, trovarsi davanti a una bella pila di tue pubblicazioni, tutte rigorosamente autoprodotte e notare l’apprezzamento altrui per la tua scelta: questo sì, mi riempie dentro come un piccolo Godzilla dopo una scampagnata a Tokyo.
E poi le fiere sono belle perché ritrovi vecchi amici e te ne fai di nuovi, perché ti capitano in mano i lavori di disegnatori e sceneggiatori che si sbattono per emergere e allora puoi confrontare le idee e scoprire ancora una volta che questa è una realtà viva, a dispetto di tutto. Vivace magari no, ma viva senz’altro. Sono stati tre bei giorni, davvero.

Ma dicevo del mondo del fumetto: già a Lucca avevo notato e fatto notare nel mio post quanto il mondo dei games e del cosplay fosse in netta ascesa rispetto all’ambiente imbalsamato della letteratura disegnata. A Mantova questo dislivello si è fatto sentire una volta di più. La fiera, per chi non lo sapesse, si tiene al Palabam, un palazzetto dello sport, ed è nettamente divisa in due aree; la prima, quella più vicino all’ingresso, riservata ai fumetti (dove ci trovavamo anche noi) e la seconda (separata da un corridoio e quest’anno da una piccola area, la Artist Alley, che sembrava un mix fra un bordello turco e una discoteca per adolescenti) dedicata a games, videogames e cosplay. Un simpatico cartello alla fine dello stanzone fumettoso ricordava che la fiera continuava ANCHE nell’altra area... non ci leggete un po’ di supponenza? Anche perché domenica, quando la fiera cominciava ad essere bella zeppa di gente, il cartello avrebbero dovuto invertirlo. E così, mentre nell’aria fumetti qualche anima si aggirava sparuta fra gli stand, nell’aria “games” una folla in delirio (folla che includeva anche me, Ambra e Mik) si gustava un divertentissimo cosplay di Spartacus: Blood and Sand con tanto di Batiatus che arringava la folla. Sciocchino? Banalino? Nulla paragonato all’arte sublime dei vari fumettisti cazzuti ospiti in fiera? Ecchisenefrega? Datevi pazienza ma io non riuscirò mai a criticare una manifestazione di entusiasmo come quella del cosplay. Potrò non capirla, potrà formi sorridere o, talvolta, irritare... ma se i ragazzi vogliono divertirsi così per me è occhei. La vogliamo piantare con questo snobismo? Con frasi tipo “ma perché i cosplayer non si fanno una fiera tutta loro”? Il cosplay attira gente, la gente passa davanti allo stand Crazy Camper, sfoglia Bren Gattonero e lo compra... noi facciamo un altro Bren, coinvolgiamo altri disegnatori, altri sceneggiatori e la ruota gira. Lentamente, ma gira. Facciamo una bella fiera di puro fumetto, sì... portiamoci anche le scarpette così verso metà giornata organizziamo un torneo di calcetto nel piazzale. Ma per favore.
Ci vuole più vivacità, quando le persone si avvicinano al tuo stand devi riuscire a farle partecipi del tuo lavoro, devi far capire loro cosa significhi per te... la fiera dev’essere un punto d’incontro, non una barriera... spesso ho la sensazione che alcuni fumettisti o editori si sentano seduti su un pulpito o parte di una elite selezionata. Ecco c’è il rischio concreto che su quel pulpito ci restino seduti da soli o che l’elite si trasformi in un club di Monopoli. Perché le cose magari oggi ti vanno bene, ma se il movimento muore alla fine muori anche tu. Non è così difficile da capire. Mi piacerebbe davvero, mi piacerebbe sul serio vedere un’area comics dove si respira entusiasmo: ora come ora a volte ho la sensazione di trovarmi in una fiera di elettrodomestici.

La sesta edizione di Mantova si è anche rivelata un raro gioiello di disorganizzazione. Peccato, perché le edizioni precedenti erano filate via lisce come l’olio. Questa è partita con la trovata del biglietto: qualcuno di voi ne avrà sentito parlare... una volta entrati non si poteva più uscire. Che colpo di genio. Così, se per caso qualcuno avesse voluto comprarsi l’Absolute Authority e L’Enciclopedia di Hellboy aveva davanti solo due opzioni: o lasciarli in custodia al venditore, trasformando i vari stand in delle specie di guardaroba o portarseli in collo (problematico, se non hai una stazza ragguardevole... ma l’unico con una stazza simile si è da poco dimesso da Governatore della California). La soluzione più logica? Ovvero, portarli in macchina e tornare in fiera? Negata. Voi direte, ma perché, uno non può passare alla fine a fare tutte le spese? Vero. Ma in fiera si va anche per vendere/comprare, no? E vendere/compare è spesso questione di un attimo. Così non è che incoraggi la gente ad acquistare.
Il bar/ristorante all’interno della fiera si è rivelato un fulgido esempio di caos improvvisato. Era quasi impossibile capire a chi dovevi pagare, se mangiavi al ristorante. Esempio: ci sono due casse. Una con una fila chilometrica, l’altra vuota. Vai a quella vuota ma la tipa ti dice che chi ha mangiato al ristornante paga all’altra cassa ( e lei che ci sta a fare lì sola soletta?). Vai all’altra cassa e dopo mezz’ora di fila l’altra cassiera dice che i conti del ristorante non li fa lei ma una sua collega... che in quel momento sta servendo ai tavoli! Geniale, non ci sono altre parole.
Per chi non lo sapesse l’organizzazione di Mantova non regala gli stand. Vuole essere pagata e nemmeno poco. Anzi, decisamente tanto. I privilegi includono lo stand, alcuni pass e un parcheggio all’interno del cancello del Palabam. Domenica mattina scopro che devo andare un attimo in città e faccio per uscire. Il ragazzo al cancello, fra lo scocciato e l’annoiato, mi dice che una volta entrati non si può più uscire (la linea politica della fiera, insomma). Io cerco di fargli capire che questa cosa in Italia si chiama “sequestro di persona” ed è un reato perseguibile penalmente. Lui mi apre controvoglia intimandomi di non ripresentarmi, che lui il cancello l’avrebbe chiuso col lucchetto e tanti saluti. Io, che non mi scompongo mai, ho detto una cosa odiosa ma necessaria e gli ho fatto notare che il posto nel parcheggio interno non mi veniva per diritto divino ma perché il fondo cassa del Crazy Camper era stato pesantemente salassato dalla stessa organizzazione che l’aveva messo lì (pagandolo, presumo) per aprire e chiudere il cancello. Morale della favola, al mio ritorno il cancello era chiuso. Wow.
Insomma, si può fare di più. Di più e meglio. Non voglio essere io quello che punta il dito contro l’organizzazione di un evento di queste proporzioni e chi riesce a tirare su una buona fiera del fumetto, l’ho detto in passato e lo ripeto, ha bisogno di tutta la collaborazione possibile. Però così non va. Nella fattispecie, Mantova Comics era una fiera che funzionava a meraviglia e si era fatta pure la fama di essere un evento in cui i talenti venivano a galla (le fortune americane di Mik e della Fra hanno avuto inizio proprio lì). Quest’ultima edizione ha fatto registrare un pericoloso passo indietro. La mia speranza è che gli organizzatori meditino lucidamente e rivedano le proprie posizioni. Per il bene loro e nostro che a Mantova ci veniamo volentieri e ci divertiamo pure.

In conclusione, mi sono accorto adesso di aver dato molto risalto ai lati negativi quando le sensazioni che mi sono rimaste appiccicate addosso dopo questa uscita sono senz’altro positive. Quest’anno purtroppo, la prossima tappa del Crazy Camper sarà solo Lucca, non potremo permetterci fiere intermedie... in compenso, credo che ci arriveremo con un bel po’ di roba nuova. Nell’attesa vi lascio con qualche sketch di Marco Host e di Simona Di Gianfelice, due Ant Man (Madadh) e due Magritte (Bren Gattonero), miracolosamente sopravvissuti dopo l’assalto in fiera.
Alla prossima!!!














10 commenti:

Davide Castelluccio ha detto...

Faccio fatica a non essere d’accordo su tutto quello che ai scritto!
anche se per me questa fiera e stata splendida, su tutti i punti di vista
Soprattutto grazie a questi pazzi di Crazy camper.
Conto che la prossima fiera sia altrettanto bella.

Tommaso Destefanis ha detto...

Ehi Davide! Sì ci siamo divertiti alla grande e finalmente avevamo uno stand come si deve. La prossima fiera sarà ancora meglio!

Andrea ha detto...

"..spesso ho la sensazione che alcuni fumettisti o editori si sentano seduti su un pulpito o parte di una elite selezionata."

Purtroppo è una sacrosanta verità e ti assicuro che viene sempre meno voglia anche solo di avvicinarsi allo stand di queste persone.
Per il discorso organizzativo della fiera lasciamo perdere, un disastro. Ad un certo punto addirittura erano finiti anche i panini. E io cosa mangio? Cioè. Mi obblighi a consumare dentro la tua struttura per non dover pagare due volte il biglietto e finisci anche quello che dovresti avere in abbondanza?
Mah. Mah. Mah.

Tommaso Destefanis ha detto...

Sì, Andrea, è stato ababstanza disastroso. Ma vedrai che dopo l'ondata di critiche ricevute gli organizzatori saparanno prendere le soluzioni adeguate. Spero. Sarebbe davvero un peccato rompere un giocattolo che fino all'anno scorso funzionava a meraviglia.

Paolo Boscolo ha detto...

vi ho ringraziati, indirettamente, per l'ottima ospitalità sul mio blog.

colgo l'occasione per farlo nuovamente, e questa volta in modo più diretto, sulle pagine del tuo.

:)

Tommaso Destefanis ha detto...

Ehi, Paolo, è stato un piacere conoscerti! Peccato che sabato sera siate dovuti andare via... sarà per la prossima! E magari organizziamo un'altra edizione di Sarabanda versione anni 80!

Andrea Gadaldi ha detto...

Leggo colpevolmente in ritardo il post... Ma vi lovvo tutti. E superstar, lo dici a qualcun altro, hai capito?!?!?!? :-D

Tommaso Destefanis ha detto...

No, no! Tu sei la superstar! Ammettilo! Troppo facile schermirsi così!!! :-)

sTUDIOpAZZIA ha detto...

Decisamente interessante il post.
A Mantova ci son stato solo nel sabato pomeriggio, condivido la tua opinione sui games e cosplay, alla fine non ci si può lamentare se aiutano così tanto a mandare avanti la "baracca" fumettistica.

Io son passato per lo stand e, grazie alle doti da venditore del buon Gadaldi, mi son portato via tutto.

Ma avrò occasione di parlarne.

sp

Tommaso Destefanis ha detto...

Sì, sp, games e cosplay sono diventati parte integrante delle fiere del fumetto... ricordo quando nei primissimi anni 90 l'area games di Lucca era solo uno specie di corridoio a lato del palazzetto... si è un po' ingradita, eh? Mi dispiacerebbe davvero tanto se nel corridoietto ci finissero i comics, un giorno!

E stai attento a quel Gadaldi! E' pericoloso :-)

A parte gli scherzi, buona lettura!!