sabato 9 aprile 2011

Le Avventure di Omar e Destro - Il Corpo (Seconda Parte, Terza Parte e Quarta Parte)

E va bene. Quando ho deciso di aprire questo bloggo una delle prime cose che ho postato è stata la parte iniziale di un racconto ispirato alle opere del mio adorato nume tutelare, Joe Lansdale, e al suo famoso ciclo di Hap e Leonard. Poi, siccome il mio cervellino è più incasinato di un cubo di Rubik smanettato a dovere, mi sono dimenticato di aggiungere i capitoli successivi e il tempo è, magicamente passato.
Poi, l’altro giorno ho aperto la posta elettronica e un utente anonimo mi ha recapitato il seguente messaggio:

Lo libererò solo dopo che avrai postato tutto “Il Corpo”.

In allegato c’era questa foto.



E io, davanti a un cinghiale in pericolo, non posso che cedere al ricatto e assecondare il rapitore, raccomandandomi che abbia la massima cura di quella sventurata creatura.

2. il rumore dell’erba che cresce

“Non mi ricordo di aver mai viaggiato su una macchina più cessa di questa!”
“Allora potevi venire con la tua rolls, almeno ci scarrozzavi alla grande”
Dopo un quarto d’ora avevo già deciso che quella collaborazione sarebbe terminata da lì a breve in una memorabile sficconata con tanto di bottiglie rotte, dita negli occhi e ogni genere di bassezza necessaria quando hai a che fare con un marcantonio dalla massa magra di un quintale.
Nel breve tragitto che avevamo fatto dalla macelleria a Marina, Omar si era ripetutamente sbracciato dal finestrino per lanciare una serie di commenti in arabo a tutte le creature di sesso femminile, più o meno avvenenti, che avevano avuto la sventura d’incocciarci.
“Certo che la vedo dura rimorchiare con questo trabiccolo”
La sensazione, a pelle, era che il mio collega avesse voglia di collaborare con me quanto io ne avevo di farlo con lui... e cioè mi sarei fatto infilare una supposta di peperoncino piuttosto che...
Il vago sentore lo avevo avuto da subito e i suoi tentativi raffinati per farmelo capire gli facevano onore, questo devo riconoscerlo; sicuramente non aveva provato un approccio ipocrita come il sottoscritto e in altre circostanze lo avrei anche apprezzato.
Ma in quella situazione, in quella orribile situazione, la sua strafottenza stava sortendo solo un effetto... e così all’ennesimo commento, all’ennesimo show del cazzaro in canottiera ho lentamente accostato e spento il motore.
“Che c’è, siamo arrivati?”
Gli ho piantato gli occhi in faccia e ho aspettato finché non ho visto il sorriso svanire e, già che c’ero, ho aspettato che si cavasse anche quei ridicoli occhiali.
E allora, solo allora...
“Sentimi bene, Omar, e sentimi bene davvero... per motivi che non mi sono ancora del tutto chiari ti hanno affibbiato l’ingrato compito di darmi una mano in questa faccenda, mano che, per giunta, io non avevo minimamente richiesto. Ora, io non so cosa ti hanno raccontato, non lo voglio nemmeno sapere, voglio solo che ti sia chiaro, limpido come il sole o come il diario di una dodicenne, che sto passando un momento un attimino difficile, eufemismo per non dire che sto di merda, ma di merda tanto... ho fatto una cazzata, forse lo sai, e ho mancato profondamente al mio dovere di guardiano: per gli analfabeti o i duri di comprendonio o gli arabi scemi che fanno commenti idioti significa evitare che da queste parti l’Avversario e la sua feccia tramestino più del lecito... ho poco meno di due giorni per metterci una pezza e già i coglioni mi girano così a turbina che se mi buttano in mare arrivo fino in Corsica... e allora, se continui a rompermi il cazzo mi vedrò costretto a piantarti tanti di quei lerfioni in faccia, ma tanti di quei lerfioni, che quando avrò finito ti metteranno nell’acquario di Genova o nell’acquario di dove cazzo vivi a galleggiare come uno stronzo nella vasca delle meduse... un po’ perché gli assomiglierai fisicamente e un po’ perché la tua attività cerebrale sarà in perfetta sintonia con la loro.
Quindi, scusa il francese ma ti prego di rispondermi e di rispondermi bene... vuoi darmela questa cazzo di mano, sì o no?”
Omar è rimasto a guardarmi per quella che mi è sembrata un’eternità, un’espressione perfettamente indecifrabile sul volto.
Alla fine si è rimesso gli occhiali.
“Sai una cosa, Destro...”
“Illuminami”
“Sei come tutti gli altri... gli altri crociati, intendo... sembra vi facciano con lo stampino”.
Mi ha sorriso.
“Pensate troppo al lavoro”.

“Dov’è che stiamo andando?”
Dopo il nostro chiarimento Omar sembrava aver assunto un comportamento quantomeno decoroso; non aveva perso quell’ aria odiosa, certo che no, ma era come se avesse fatto un passo indietro e stesse valutando.
Valutando che tipo ero, se poteva fidarsi di me o se fossi soltanto uno sfigato terminale.
Lì per lì un’idea mi balenò veloce in testa, fece un rapido giro del cranio e se ne uscì da un orecchio... senza allontanarsi però, restò a ronzare nei paraggi pronta a una nuova e più profonda esplorazione.
“Dobbiamo vedere un tipo” gli ho risposto e mi sono messo a trafficare con l’imponente casino seduto allegramente sui sedili posteriori della uno.
“E chi sarebbe?”
“Uno stronzo totale... si chiama Aspirina...”
“Ho giusto un po’ di mal di testa...”
“E’ un infame, Omar, c’è poco da ridere. Una volta era come noi...”
“Come te vorrai dire! Io sono unico”
Ho preso fiato.
“Stava dalla nostra parte e stava anche abbastanza in alto, era il nostro supervisore...”
“Vostro? Tuo e di chi?”
“Lasciamo perdere. Dicevo che una volta stava con noi poi un bel giorno...”
“Ha fatto il salto della quaglia!”
“Ma ci riesci a lasciarmi finire una frase?! – ho interrotto la mia ricerca e ho dedicato tutta la mia attenzione al tamarrone – Non ha fatto nessun salto della quaglia! Ha fatto di peggio, s’è messo in mezzo. S’è chiamato fuori come la Svizzera ed è rimasto a guardare l’andazzo. E anche se questo lo mette più di là che di qua, il nostro Aspirina è talmente ammanicato con il Concistoro, con la Milizia e con tutti gli altri che conviene a tutti che viva a lungo e viva felice.”
“Cazzo, che schifo...”
“Già. Che schifo. Questo tizio traffica in tutte le peggio porcate ed è per questo che siamo diretti lì”
“Pensi che ci guiderà dritti dal porno?”
“Non lo so”
“Scusa se mi faccio i cazzi tuoi, Destro, ma com’è quella storia che voi guardiani sentite a pelle quando uno shaitan entra nel vostro settore?”
Mi sono rimesso a cercare.
“E’ vera...”
“E allora a che cazzo ci serve questo Aspirina?”
“Se mi fai finire te lo spiego – la mia mano si chiuse finalmente su quello che cercavo; un fagotto di cenci sporchi di morca – La nostra percezione è sintonizzata sul settore che dobbiamo proteggere... è come ascoltare sempre una stazione alla radio”
“Che stazione?”
“Ma che cazzo c’entra! Rock, classica, leggera... quella che ti pare! Quando un demone entra nel tuo settore e solo in quel preciso momento, senti come un’interferenza; paradossalmente, più potente è il demone più impercettibile è l’interferenza”
“Tutto chiaro... così mentre tu tenevi momentaneamente, diciamo, basso il volume il porno è entrato..”
“Esatto”
“E così non sai neanche se è un interferenza grossa o piccola”
“Esatto. C’è altro che vuoi sapere?”
“Voleranno dei tavolini da questo Aspirina?”
“E’ un’eventualità. Basta così?”
Omar ci ha pensato un po’ su, poi: “Un ultima cosa, è vera quella storia di voi crociati e della spada di fuoco?”
Ho srotolato il fagotto che tenevo in mano, giusto per vedere la faccia di Omar mentre si toglieva gli occhiali.
“Oh, cazzo” ha detto.

Erano finiti i tempi in cui la malavita se ne stava accovacciata nei bassifondi, erano finiti da un pezzo. O forse non erano proprio mai cominciati.
E mentre una patina luccicante si spandeva dorata nell’etere per posarsi con delicatezza sulle strade e sui costumi di quest’Italia, gli impulsi più o meno bassi che da sempre regolavano il battito cardiaco della società avevano traslocato dalla periferia al centro, cavalcando il torpore generale e l’illusione diffusa di benessere.
Così, se l’Inglese vent’anni fa sarebbe stato una sottospecie di fumoso e fetente night club, oggi era un tranquillo wine bar in piena Marina di Massa, dove l’andirivieni del fighettame locale dava un’aria più che tranquilla, invitante, direi, al tutto.
Le cameriere sorridevano e non mostravano grinze, i suv facevano doppie file, ragazzi e ragazze, tutta carne per il cannone della Consorte di Costanzo, sedevano allegramente vicino a puttanieri, politicanti, forzisti dell’ordine e trafficoni di tutte le razze in un caleidoscopio d’umanità che facevo fatica a decifrare.
Sfido che, quando io e Omar siamo entrati, mezzo Inglese si è voltato a guardarci; ai loro occhi, la nostra non era un’intrusione... era una violazione bella e buona.
Ammetto che in tempi migliori mi sarei confuso anch’io nella bolgia serpentesca del locale, ma ultimamente dovevo avere davvero l’aspetto di un miserabile morto di fame che ha semplicemente sbagliato porta. Omar, dal canto suo, sembrava più adatto a una domenica pomeriggio al Crocco, un ragazzone ripetente che gioca ancora a fare il grosso con quelli delle medie e delle prime superiori.
Ho puntato diretto verso il fondo del locale, senza faticare troppo a schivare la folla; sembrava che il solo sfiorarmi avrebbe potuto passare terribili malattie come la sfiga, la solitudine e la tristezza.
Dietro di me sentivo che Omar lanciava qua e là elegantissimi approcci nei confronti delle adorabili bariste e delle aspiranti veline, non so se con l’intento di suscitare la loro simpatia, il loro ribrezzo oppure semplicemente per dare il via a una megarissa.
L’Inglese era composto di tre stanze; la prima dove si trovava il bar, la seconda dove si trovavano la maggior parte dei tavolini e la terza, chiamiamola l’area vip, davanti al cui ingresso stazionavano due gorillozzi notevoli che avevo già visto gravitare nell’orbita di Aspirina... degli Spinti, se conoscevo il mio pollo.
Stranamente ci lasciarono passare senza scostare un sopracciglio.
Il pollo di cui sopra ci aspettava rigorosamente all’ ultimo tavolo, fiancheggiato da un tipo sottile, con una barbetta rada e un completo grigio; assieme a loro faceva la sua porca figura una ragazza fulva che doveva avere un debole per Jennifer Lopez, mentre un altro paio di armadi stile impero, in maniche corte e logo del locale sul petto, sorvegliavano l’andazzo.
Aspirina era sempre il solito; pizzetto sottile, ricciolo umido, vestito bianco e sguardo attento... sempre il solito faccia di merda dal sorriso pronto e dai modi affabili, come l’ampio gesto d’invito che indirizzò a me e a Omar...
“Eccolo qua! Il nostro Guardiano! Prego, siediti a bere un bicchiere, in nome dei vecchi tempi, eh! Te e il tuo amico capellone!”
Ci siamo piazzati davanti al tavolo e ho notato distrattamente che Omar si sfilava gli occhiali.
“Grazie dell’invito, Aspirina, ma andiamo un po’ di fretta”
“E il capellone non beve?” ha sillabato Aspirina
“E’ islamico” ho aggiunto io.
“Ma una red bull non gli farebbe schifo...” ha completato Omar.
“Non credo che spaccino certe troiate qua... L’Inglese è un posto come si deve...”
“Non beviamo niente, Aspirina. Punto.”
Aspirina è rimasto a guardarci sorridente per un minuto buono, prima di fare un rapido cenno a barbetta e JLo: i due si sono alzati e hanno preso il largo, senza mai staccarci gli occhi di dosso.
“Vediamo un po’, Destro, a cosa devo l’onore?”
“Penso che tu già lo sappia”
“Un’idea ce l’ ho e ti confesso che questa visita non è poi così inattesa... sai, ho visto Alex, stamani, anche lui andava di fretta, come hai detto tu... brutta storia quando quel becchino è in giro, vero Destro? Ti ricordi l’ultima volta...”
Mi sono piegato in avanti, nella speranza che le parole che da lì a poco avrei pronunciato raggiungessero meglio la destinazione.
“Aspirina, faccio appello a quel brandello di coscienza che dev’esserti rimasto nello sgabuzzino... dimmi dov’è...”
“Credimi, Destro... vorrei aiutarti, lo vorrei davvero. Nella situazione in cui ti trovi, poi... cazzo, deve essere veramente dura... Cadere, intendo... sai, so cosa si prova... non del tutto, ma un’ideuzza ce l’ho... tutta quella paura, le ali di quei corvacci che cominciano a sbatacchiarti intorno... Destro, ero il tuo boss, una volta, t’aggio voluto bene come a un cugino e credimi se ti dico che te la darei una mano... ma qui c’è un business da mandare avanti, mi capisci, vero? Se attacco a fare favori a destra e a manca lo sai come va a finire, dopo...”
D’istinto ho fatto scattare il braccio destro indietro, a bloccare Omar prima che facesse qualcosa di avventato.
I due gorilla hanno fatto un passo avanti.
“Il capellone mi sembra nervoso, Destro...”
“E non sai neanche quanto, merdone”
“Nervoso e maleducato. Lo sai che non tollero la maleducazione... a casa mia per giunta... da un cazzo di inch’allah poi...”
“Te lo chiedo in ginocchio, Aspirina, aiutami...” ma sentivo che il mio tono non si adattava precisamente alle parole. E Dio mi è testimone se non volevo arrivare a quel punto...
Aspirina ha fatto un rapido cenno col capo a qualcuno dietro di noi.
“La tua presenza non è più gradita, Destro”
Meglio così.

Mi chiamo Destro per tanti motivi.
Uno di questi andò a schiantarsi sulla faccia di Aspirina, dritto fra moccio e bava.
Tempo zero ed ero scivolato di lato per abbattere un colpo di taglio, senza guardare, sulla gola di un gorilla.
Bene, i primi secondi sono sempre quelli fondamentali. Se esci vivo da quelli, dopo puoi anche permetterti il lusso di valutare la situazione e buttare giù uno schifo di strategia. Due colpi al secondo, due stronzi fuori. Dal trambusto davanti a me ho capito che anche Omar non aveva perso tempo... ho giusto intravisto l’altro gorilla che decollava verso il soffitto per andarcisi a stampare di schiena e ricadere subito giù mulinando le braccia... c’era qualcosa di terrificante dalle parti di Omar, qualcosa che partiva dalla sua faccia in rivoli di luce bluastra... un dolore bestiale al collo mi ha rimesso in carreggiata; il mio amico barbetta, lui e il suo completo grigio hanno cominciato a danzarmi davanti agli occhi, qualcosa che scintillava passando da una mano all’altra... ho istintivamente coperto il punto dolorante per scoprire che stavo pisciando sangue a fiotti e tutto sommato è stata una bella mossa, perché in quel preciso istante qualcosa di freddo e duro e appuntito mi attraversato la mano da parte a parte evitando di andare a intrufolarsi dritto dritto nella mia carotide... la nostra Jennifer Lopez, Jlo e i suoi magici coltelli... era evidente che non avevo di fronte due cristiani normali, troppo veloci e troppo precisi... di sicuro non erano Figli del Buio o Miliziani, quelli hanno la tendenza ad essere leggermente più mortiferi...
Il termine che usiamo per i mortali che prestano servizio alle nostre cause è Spinti... un po’ banale, lo so, ma rende abbastanza bene l’idea: ecco un estratto dal glossario del Manuale del Buon Guardiano...

Spinto/a: s.m. Dicesi di un essere umano a cui viene fatto temporaneamente dono di Essenza. A ogni Guardiano è consentito avvalersi dei servigi di non più di uno Spinto per volta e solo previa richiesta formale al Concistoro: la violazione di una qualsiasi delle suddette condizioni è passibile di sanzioni da stabilire nelle debite sedi, senza escludere un eventuale Purificazione.

E bravo Aspirina! Due Spinti! Forse anche tre o quattro a giudicare dalla velocità con cui si erano mossi i buttafuori... bravo, bravo davvero! Cosa volevi farti, un esercito privato? Il rasoio di Barbetta disegnò un arco di luce per segare in due la mia felpa e scavarsi un solco attraverso l’ avambraccio, giù, fino a raschiare l’osso... mi sono accucciato per far fischiare un paio di coltelli di Jlo fra le mie ciocche... Toccava a me: mi sono strappato l’aggeggio che mi trapassava la mano per scoprire che non era affatto un coltello, ma una specie di pungiglione argentato: qualunque cosa fosse l’ ho rispedito al mittente, dritto in gola... peccato che la tipa indossasse un bel collarone impestato di culi di bottiglia e zirconi... non è bastato a tenerla in gioco, ma di sicuro le ha salvato le chiappe... Barbetta ha scoperto invece i piacere di un polso polverizzato quando ho intercettato la sua nuova sbracciata e ho ripassato insieme a lui il Capitolo 3 del noto bestseller “Frantumare le ossa a un cristiano è facile, se sai come farlo”.
Sistemata la pratica ho cercato Omar per scoprire che anche lui cercava me... e allora, per la prima volta, ho visto un djinn in piena faccia... niente occhi, solo due fessure da cui si affacciavano dei tentacoli danzanti di fiamme azzurrine... le stesse fiamme che vedevo balenare nei recessi della sua cavità orale per espandersi in un riverbero sulle labbra. Avevo sentito dire che i djinn erano creature immateriali, di puro fuoco angelico, imbustate in pratiche confezioni di ciccia, ma scoprirlo così, nel mezzo di una rissa fa un bell’effetto... soprattutto se il djinn sta dalla tua parte...
“Aspirina” ha sibilato Omar ed è stato come sentir sfiatare il fornello del gas.
Già, Aspirina... il nostro contatto si doveva già essere ripreso perché nel punto in cui l’avevo spedito a meditare sui suoi peccati non c’era più... ho sentito Omar partire e l’urlo che ha seguito la partenza mi ha fatto intuire che l’infame non era andato lontano.
“Levatevi dal cazzo” l’invito del djinn, rivolto al personale e agli avventori dell’Inglese, capitati loro malgrado in quella celeste resa dei conti e travolti da un misto di terrore, eccitazione e sana curiosità, venne accolto all’istante, una ressa per darsela che neanche avessero trovato la carta di credito di Del Piero...
Omar venne verso di me tenendo Aspirina per la collottola e quando fu abbastanza vicino me lo lanciò... ma guarda un po’ che peccato, io non l’ ho preso, ho preferito scivolare di lato e ops! dimenticarmi indietro un piede... L’Inglese era già un bel locale, penso che il mio contributo, la stampa di quella faccia di merda sulla parete, gli darà quel tocco in più, d’ora in avanti...
“Allora, Aspirina... parlavamo di un porno...”
“Sei morto, Destro... siete già morti... te e il tuo amico...”
Omar mi si è affiancato, mi ha lanciato una rapida occhiata e allora ci siamo avvicinati al nostro amico con calma, per gustarci le sue smorfie mentre provava a evitare quel solenne pestaggio in stereo...
“Fai bene a fare i tuoi conti, stronzo, perché io non sono tipo da fermarmi una volta che attacco...” e mentre parlava il fuoco azzurro saliva in rivoli dalla bocca, come il fumo di una sigaretta... lasciai che il djinn si accucciasse davanti all’infame...
“Digli di andarsene, Destro...”
“Dov’è il porno?”
“Non posso dirtelo, cazzo! Non è così che si fanno gli affari!”
“Non sono qui per gli affari, Aspirina. E’ troppo tempo che fai il cazzo che vuoi da queste parti e finora me ne sono sbattuto... ora devi ripagare la gentilezza, tutto qui... dov’è il porno?”
“Ma cosa te ne frega! Te ne è mai fregato?! Che cazzo è tutta questa premura?! Destro, sei un Guardiano di serie Z in una città di serie Z, sei così scarso che non ti sei nemmeno accorto di cosa stava succedendo alla tua figa! E ora, ora ti salta la mosca la naso se un porno fa visita a casa tua! Beh, sai cosa ti dico; non sono CAZZI MIEI! Capito, Destro! Legnatemi pure quanto vi pare ma da questi lerfi non sentirai uscire una sola dritta e ti garantisco, te lo giuro sul mio uccello, che appena leverete il culo da qui vi restituirò ogni legnata con gli interessi del mille per cento, capito, HAI CAPITO?!”
“Io questo lo stronco” Omar ha agguantato Aspirina e ha caricato il colpo... è stata solo la mia voce a fermarlo...
“Sei fuori contesto, Aspirina...”
“Sarei che?”
“Sei fuori contesto, non hai capito una mazza, non stai nel discorso e io so anche perché... hai vissuto tanto a lungo in questa merda di puntata di Miami Vice che ti sei sceneggiato e diretto da perdere di vista il quadro generale... sai, Omar, il nostro compare qui si crede immortale...”
“Ma non mi dire...”
“Già, si è convinto di essere una specie di Highlander...”
“Io sono immortale, pezzente, come te e questo bestia, purtroppo” schizzi di sangue e bava attraversarono l’aria quando il lisciaebussa di Omar centrò la bocca di Aspirina
“Questo è per la bestia... vediamo se riesco a inculcarti un po’ di rispetto, infame”
“Basta così, Omar... voglio che sia lucido, voglio che questa lezione la impari ben benino... è la tua Essenza che è immortale, Aspirina. Se vieni distrutto su questo piano, non vieni distrutto per sempre, per quello ci vogliono i Purificatori... ma se una qualsiasi altra causa pone fine a quel fetido sacco di vermi che indossi, la tua Essenza torna alla base, precisamente al tuo Coro, per essere riplasmata in seguito in un nuovo sacco di vermi che calpesterà questo o qualsiasi altro piano che avrà la disgrazia di accoglierti. Ora...”
“Destro, dura ancora tantetto? Perché se vogliamo smantellarlo a sganassoni, comincio subito e mi evito le tue cazzate...”
“Ho quasi finito, Omar, datti pace... dicevo, il problema di fondo è che i nostri involucri, i nostri avatar, non sono così facili da distruggere... e anche se Omar e i suoi famosi sganassoni potrebbero riuscirci, ci metterebbe comunque del tempo... che non ho. Ma c’è una cosa, una cosa sola che potrebbe risolvere il problema in quattro e quattr’otto...”
E allora ho pescato il fagotto di stracci e l’ ho srotolato
“Destro, stai scherzando...”
“Certo, Aspirina, sono famoso per essere un gran burlone, sopratutto in questi ultimi tempi... chiedilo ad Alex... vedi, se ora io ti spappolo, qui, seduta stante, la tua Essenza schizza come un missile verso casa e lo sai chi troverà lì ad aspettala a braccia aperte...”
“Destro, dai...”
“Esatto, tu non sai come sono ansiosi di rivederti al tuo Coro... a dirla proprio tutta non lo so nemmeno io, ma mi risulta che tu fossi il loro orgoglio, il primo a raggiungere il rango di Supervisore, seppure di una città di serie Z come questa... immaginati quando gli è arrivata l’eco delle tue gloriose imprese... che gioia! Che emozione! Scommetto che stanno ancora festeggiando...”
Gli ho puntato la Spatha contro...
“Si chiama Misericordia, Aspirina... ho voluto che fosse una lupara perché se mai avessi dovuto usarla, volevo essere sicuro che fosse rapido e irreversibile... c’è chi è ancora affezionato alla cara vecchia spada fiammeggiante, lo so, ma dove cazzo vuoi nasconderla e, soprattutto, non siamo mica nel Medioevo...”
“Tu sei pazzo, Destro! Non puoi puntarmi quella roba contro! Non sono un demone io, merda! Lo sai cosa ti faranno per questo?!”
“Non potrebbe fregarmene di meno, te lo garantisco... comunque mi giri sono fottuto e allora tanto vale che mi tolga lo sfizio di spalmarti contro il muro... non mi eviterà la Purificazione e non fermerà il porno... ma sai che goduta!”
E gli ho piazzato Misericordia sotto al mento.
“Fermo-fermo-cazzo! Sta nella vecchia cementeria sopra San Carlo! La cementeria Baldini! Lo trovi lì quel porno di sega!”
Sono a rimasto a fissare la sua faccia sanguinante e sudata per capire se mi avesse mentito... una vocina continuava a insistere Tira quei grilletti e tirali su! Fatti questo piacere!... non era un brutto consiglio, ma non era nemmeno lo scopo della messinscena... ho abbassato Misericordia.
“Visto... quanto casino, potevi uscirne bene una volta tanto. Potevi risparmiarti un sacco di mazzate e guadagnare un po’ più di rispetto”
“Vuoi dire che non lo accoppiamo più?” la voce di Omar era veramente delusa
“No, Omar... almeno, non stasera. Lasciamolo a riflettere sulla sua stronzaggine, chissà che non abbia un’illuminazione”
Il djinn ha mollato la presa e ha riaggiustato alla bell’e meglio l’abito devastato di Aspirina
“Beh, tipo... non dico che sia stato un piacere, ma sempre meglio di un episodio di RIS...”
Ci stavamo incamminando verso l’uscita quando ha cominciato a urlare
“Vaffanculo, Destro! Tanto sei fottuto! Tu, l’arabo, il Concistoro! Siete tutti fottuti! Vi stanno aprendo il culo, siete alla frutta! Vaffanculo! Te e la tua Spatha! Guardiano dei miei coglioni! Dov’eri quando purificavano Monica?! Eri lì a godertela?! E il Dottor Nucifora! E’ stata tutta colpa tua, stronzo! E’ stata tutta...”
Abbiamo imboccato l’uscita dell’Inglese, e a quel punto, tutte le parole, tutte le accuse di Aspirina si dispersero nell’aria umida di Marina.

Maya adagiò la bottiglia sul tavolo di plastica con entrambe le mani giunte, come se pregasse.
Piegò le labbra in giù, in una specie di smorfia che le ridisegnò il volto in una maschera pallida e tirata. Fossette ai lati delle guance. Rughe sottili intorno agli occhi.
Le luci del lungomare rimbalzavano oltre le recinzione rugginosa e si dipanavano sui rotoli scuri di onde... il terminatore aveva appena cominciato a risplendere di una sottile sfumatura azzurra, il cui riverbero andava a delimitare una congrega di bassi nuvoloni grigiastri... albeggiava.
Ricordavo che quel momento mi aveva lasciato spesso un senso di vuoto, di solitudine in passato. A volte restavo a guardare il cielo con Monica, aspettando quasi in silenzio, di capire come avrebbe girato la giornata... trattenendo il fiato, quasi invocando la comparsa di qualche goccia di pioggia sui vetri.
Restavamo spesso a letto quando pioveva.
Maya ha alzato gli occhi e, lentamente, con una torsione impacciata delle sue lunghe dita, ha tirato su il bavero del mio cappotto
“Così è meglio” ha detto.
Ho provato a sorriderle, ma dev’essere saltato fuori qualcosa di veramente storto e inconcepibile, perché è rimasta a fissarmi e dopo un po’ ha fatto salire le sue dita sulla mia guancia ruvida di barba.
“Brutti pensieri?”
“Non è qualcosa che riesco a gestire... va e viene...”
“Credo di capire”
E’ tornata a sollevare la bottiglia di birra con tutt’e due le mani.
Non sapevo cosa dire, ero come incastrato nell’onda di riflusso di tutto quello che avevo perso... era la fine, volevo dirle che stavo scivolando, che avevo paura, che lo sapevo.
E tutta la sofferenza del mondo non bastava a farmi fare un passo indietro, scorreva di lato, come la pioggia ai lati delle strade, come la risacca inghiottiva la luce dei lampioni per tornare e tornare... io continuavo a rotolare sullo stesso ricordo, avanti e indietro, e aspettavo sul ciglio della notte qualche goccia che non sarebbe arrivata, non sarebbe arrivata mai più.
E, come facevo a spiegartelo, Maya, come facevo a dirti che non potevo più cambiare niente, che quello che speravi o credevi di vedere in me era il riflesso di qualcosa che non c’era più, come l’immagine sfocata in primo piano sullo sfondo delle strade che eravamo soliti percorrere... e che non aspettavano più.
Un anno fa, solo un anno fa, avrei saputo come toccarti la fronte e spazzare via tutta la stanchezza... avrei potuto, e questa è una parola brutta adesso, bruttissima, salvarti.
“Andiamo verso casa?” le ho chiesto.
Maya si è alzata annuendo. Ha chiuso l’ultimo bottone sul collo di pelliccia di quel logoro giubbetto di jeans ed è andata avanti.
Camminavamo senza parlare, inalando quasi distrattamente l’odore del porto di Marina di Carrara che cavalcava veloce sulla brezza... e nonostante la consapevolezza che con lei stava scivolando via l’ultima possibilità, quando arrivammo all’incrocio, la lasciai andare. Senza salutarla.
La strada verso cui camminava era avvolta fino a un certo punto dalla luce gialla dei lampioni, la maledetta luce gialla... poi anche i lampioni finivano e l’asfalto proseguiva il suo corso nei rimasugli di quella notte d’ottobre, fino a perdersi nel niente.
Maya si fermò un’ultima volta, proprio sul limitare del buio. Si fermò a lanciarmi uno sguardo.
Era triste mentre sollevava la mano e mi salutava. Almeno credo.
Nonostante il sorriso. Nonostante quel breve scintillare negli occhi.
Non ho mai risposto a quel saluto. Non lì per lì.
Ho tirato dritto fino a casa, un passo alla volta, sempre più pesante.
Quando ho varcato la soglia sono letteralmente crollato sul pavimento, sono a malapena riuscito a rotolare fino al divano, dove sono rimasto con lo sguardo fisso al soffitto.
Un sorriso. Gli occhi. La mano che salutava.
Sul confine del buio.
“Addio, Maya” sono riuscito a sussurrare.
Tutto qui.

Mentre la uno si lasciava alle spalle le ultime vestigia della città e noi ci tuffavamo a capofitto nell’oscurità delle montagne, l’ombra della Caduta tornò a galleggiare sul mio groppone. Le parole di Aspirina bussavano con l’insistenza di un jingle pubblicitario e non c’era verso di farle smettere.
I fanali che spazzavano la linea di mezzeria sembravano dar loro ragione... nessuno sforzo valeva la pena. Nessuno.
Fu Omar a interromperle.
“Sei stato in gamba, là dentro”
Il suo profilo era mortalmente serio, nella penombra dell’abitacolo. Gli occhiali erano tornati al loro posto e adesso cominciavo anche a capire perché. Le fiamme avrebbero riposato e nessuno se ne sarebbe accorto, casomai avessero deciso di uscire a fare un giretto.
“Grazie” ho detto.
L’ ho sentito che si voltava e ho quasi intuito il ghigno che mi stava abbozzando.
“Ora non ti montare la testa. Non sei stato niente di trascendentale, per capirci. In gamba. Niente che possa avvicinarsi lontanamente al sottoscritto. Solo in gamba”.
“Cercherò di non gasarmi”
“Bravo, così mi piaci”
Siamo rimasti in silenzio ancora un po’ e mentre stavo per soppesare l’idea di schiaffare su un po’ di musica il mio compare ha riattaccato.
“La perderemo, vero?”
“Cosa?”
“Questa guerra”
Mi sono lasciato scappare un sospiro.
“Omar, non credo di essere il tipo giusto con cui parlarne...”
“E invece sì, cazzo! Se non ne parlo con te non ne parlo con nessuno”
“Perché sono spacciato?”
“Forse, forse per questo... ma siamo tutti spacciati, Destro tutti... voglio dire, guardali!”
Ha picchiato una manata tanto secca sul cruscotto che lo sportello si è aperto in un fracasso di plastica e custodie di cassette spaiate.
“Guarda loro e guarda noi! Lo sai qual’è la differenza?”
“Ho una vaga idea...”
“Non scherzare, cazzo, non è uno scherzo... loro si parlano, Destro, si beccano in qualche fogna ogni sabato sera e si parlano... e non dico che non s’inchiappettino fra di loro, certo che no, ma al dunque sono tutti uno con la mano sul culo dell’altro, pronti a pararselo a vicenda quando la musica suona stonata... sanno dove andare, con chi arrufianarsi, come fotterci... stiamo perdendo e perdendo male, Destro... il centrocampo è in botta e la difesa scricchiola! I Giudei? Buoni quelli! Come si fanno chiamare; Mal’akh? Beh, ce le hai mai fatte due chiacchiere?”
“Ci ho provato... non mi sono sembrati molto per la quale...”
“Immaginati con me allora! E i cinesi! Cazzo, una volta sono andato a chiedergli un favore e manca poco ci scappa una sparatoria che neanche in un film di Hong Kong... e poi gli Amesa e i Sukkal che non mettono il naso fuori dal Kurdistan da quasi un secolo, gli Africani che si sbudellano non appena uno inciampa su quell’altro... spiegamelo tu come ce le leviamo le gambe da questa merda! E, tanto per gradire, lo sai perché cazzo sono qui, dimmi un po’, lo sai?!”
Quell’ idea che mi aveva attraversato il cranio qualche ora fa e che se ne era rimasta a svolazzare intorno fece un richiamino.
“Non c’è bisogno che tu me lo dica...”
“Per stenderti, Destro. Mi hanno spedito qua a stenderti. Dovevo solo avere un pretesto, a loro non gliene fregava più di tanto... di te, del porno, di questa merdosa situazione... hanno detto, mandiamo questo cazzone di un djinn così con la scusa di fumarci il calumet della pace pigliamo due piccioni con una fava e ci leviamo dalle palle un guardiano in crisi... eccolo come cazzo ragioniamo! E, figurati, ai miei non gli pareva vero, poveri coglioni, non gli pareva vero di fare la figura dei ganzi con i tuoi e di spaccare il culo a un crociato, facevano degli zompi di gioia su quelle sedie che neanche su un tappetino elastico...”
“Lascia stare, Omar...”
“No che non lascio stare, amico... non dopo quello che ho visto dentro a quel cesso di locale, non dopo quello che ha detto quell’infame, non dopo che ho conosciuto te, perché la sai una cosa?”
“Spara...”
“Io ero contento, hai capito! Io ero contento di farti il culo, non chiedevo altro!”
Ha terminato la frase urlando.
Io ho aspettato che gli sbollisse un po’ e allora gli ho allungato una sigaretta e ne ho presa un’altra per me.
“Destro, lo sai che non fumo...”
“E allora comincia, Omar, comincia...
E il resto non so come mi è venuto, solo che avevo voglia di parlarne, dopo tutto quel tempo.
“Vedi, c’eravamo io e questa ragazza, stavamo insieme...”
“Monica?”
“Proprio lei... stavamo insieme da tanto, da un fracco di tempo. E, porca puttana, ne avevamo viste davvero tante... questo settore ti sembrerà tranquillo, ma dai retta a me, è tutta una facciata...”
“Stasera ne ho avuto un assaggino...”
“Qualche anno fa era anche peggio... così peggio che Monica ha cominciato a perdere i colpi. Lei ci credeva, ci credeva sul serio, più di me, te lo garantisco. E così, quando vedeva tutte le stronzate che combinavano i nostri cosiddetti superiori ci perdeva il sonno dalla rabbia... e pensava, pensava tanto la mia Monica... pensava “se qui che dovrebbe essere tranquillo invece è un merdaio integrale come sarà dalle altre parti, dove la situazione è incasintata?”... e allora un giorno alla volta, ha preso a lasciarsi andare... io credevo fosse qualcosa di passeggero, voglio dire, la conoscevo praticamente da sempre, le avrei affidato la Madonna in persona se me lo avessero chiesto... così, quando un bel giorno è sparita sono rimasto di merda...”
“E’ Caduta...”
“Precisamente... e c’era questo tipo, il famoso Dottor Nucifora... non era un vero e proprio dottore, così ce l’ hanno ribattezzato dopo quei coglioni di giornalisti... lui si dava da fare con certa roba, roba malata... non in prima persona, se sai cosa intendo, ma roba di giornaletti e film, era una bomba inerte, gli mancava solo un innesco, la fatidica spintarella...”
“E Monica gliel’ ha data”
“Già. A due mani. I suoi pazienti, così chiamava quei poveracci, i suoi pazienti...”
“Ma tu l’ hai fermato, no? E hai fermato anche Monica”
“E quanto mi è costato, Omar. Quanto cazzo mi è costato. Però è proprio questo il punto, qua casca il fottuto asino. Io non lo so come andrà a finire questa storia, ti giuro che non lo so. E non so neanche se questa guerra la vinceremo o la perderemo. So di sicuro che Dio con me non ci parla, mentre l’Avversario coi suoi sgherri ci parla anche troppo... E so anche che sono un guardiano... un guardiano che passa un brutto periodo è vero, ma pur sempre un dannatissimo guardiano”
Mi sono fermato a guardare Omar
“E là fuori c’è uno stronzo che è entrato nel mio settore senza invito”
Il ghigno del collega si è allargato da un orecchio all’altro: “E’ ora di buttarlo fuori, cosa dici?”
“A calci in culo, amico. A calci nel culo”.

3. resa dei conti alla cementeria baldini

La uno tagliava la notte divorando i tornanti, tuffandosi come una cavalletta sgangherata fra le ombre dei castagni, raschiando il confine di strapiombi oltre i quali Massa si srotolava in una mappa arancione e sfocata. Stavamo salendo, nella notte era quasi impossibile distinguere i fianchi sfregiati delle Apuane, ma potevi intuirli, quando una falce di luna sbucava dalle nuvole e gettava fasci bianchi e obliqui sulle vette. Dal mare alle montagne ci vuole poco, da queste parti, anche se, a parte il versante delle cave, le montagne sono diventate ormai terre vuote e inospitali... l’ideale per nascondersi. Lo sapevano i partigiani, che da qui organizzavano e lanciavano i loro attacchi... lo sapevano i tedeschi, perché se riuscivi a scavallare dall’altra parte c’era l’Emila Romagna... chi comanda le montagne, comanda la baracca... di qua passa la Linea Gotica, qua si è combattuta una guerra nella guerra, anche se il ricordo è quasi sbiadito... e ricordare non è mai stato il forte di nessuno, altrimenti non vivremo in circolo, altrimenti non saremmo a questo punto.
Capimmo che Aspirina non aveva sparato cazzate quando incocciammo la prima macchina... era buttata alla bell’e meglio su un lato della strada, la portiera semiaperta e la luce accesa... a seguire, le macchine si facevano sempre più frequenti... da un poggio, la sagoma scheggiata della cementeria Baldini ci sorrideva fra i castagni...
“Ci siamo” sussurrò Omar.
“Pare di sì”
“Hai mai affrontato un porno, Destro?”
“E tu?”
“Cazzo, no! Sennò mica te lo chiedevo!”
“Non ti preoccupare, tanto non è mai la stessa cosa...”
Auto di ogni risma, per tutti i gusti, dalla 127 al Mercedes papponesco, dal Fuoristrada alla macchinetta giapponese... una stradina sterrata deviava verso l’alto...
“Scusa se esisto e parlo, crociato...”
“Omar, non è che non te lo voglio dire, è che ogni demone fa testo a sé, davvero... ci sono quelli immateriali e quelli solidi e quelli che possono scegliere cosa gli garba di più... ci sono demoni alti come un palazzo e demoni parassita delle dimensioni di un virus, demoni con la corna e...”
“Ho capito, va bene! Devo aspettarmi di tutto!”
“Già... ci sono giusto un paio di regolette da seguire...”
“Tipo...”
“Tipo non guardarli mai negli occhi... i porno soprattutto...”
“Destro, sicuramente sono giovane ma non sono mica scemo...”
“Tanto per stare tranquilli... quasi tutti i demoni che raggiungono un rango sufficiente da essere spediti in missione su un piano hanno discrete capacità di manipolazione delle percezioni...”
“Ti ho già detto che volte non si capisce un cazzo quando parli o avevo solo intenzione di mandarti un sms?”
“Non sono io che parlo strano, Omar, sei te che sei duro come una pigna verde... possono farti vedere quel cazzo che vogliono, così va meglio? E qual è la parte del corpo preposta a vedere?”
“Il cazzo, va bene?!”
“No, quello è il tuo organo pensante... comunque, un’altra buona regola è evitare o alla peggio rimandare il più possibile lo scontro fisico, per quanto sembri assurdo”
“Infatti qua faccio fatica a seguirti”
“Ascolta, anche i demoni più insignificanti, anche quelli che sembrano quasi innocui rischiano di essere veleno distillato per noialtri... se t’imbrattano puoi star certo che non ci sono buone notizie in arrivo: puoi beccarti un’infezione e cavartela con qualche settimana in branda oppure può andarti peggio, e magari la tua Essenza schizza dritta a casa o peggio...”
“Cioè...”
“Pensaci bene... non so se è come ce lo ha descritto Dante, ma vorrei scoprirlo il più tardi possibile”
Omar è rimasto a pensarci su mentre accostavo dietro il furgoncino blu di quello che doveva essere un surfista.
“E allora?” ha detto infine il mio amico fiammeggiante.
“Allora che?”
“Allora come lo fermiamo, se non possiamo saltargli a cappuccio...”
“Appena entra nel raggio di Misericordia lo sbriciolo, se non basta, o lo manco, chiamiamo i Purificatori e se la vedono loro... a meno che tu non possa sputare fuori in qualche modo tutta quella fornace che ti ribolle nello stomaco...”
“Sono io la fornace, Destro... è la mia forza e il mio limite, non posso sparami qua e là come se fossi la Torcia dei Fantastici Quattro, almeno, non che io sappia... ho sentito parlare di alcuni djinn che riescono a farlo ma o non gli ho mai incontrati oppure sono gelosi del segreto”
“Bene, allora questo è il piano... entriamo, inquadriamo, Misericordia, Purificatori. Chiaro?”
“E io?”
“Hai visto quante macchine ci sono qua fuori?”
Omar spalancò la bocca in – ahhhh – prolungato e soddisfatto.
Scendemmo dalla uno per farci a piedi l’ultimo tratto del poggio... quaggiù la luce della luna non arrivava, nemmeno per sbaglio, e il bosco posava i suoi occhi scuri e immobili sui nostri movimenti, accompagnandoci con i rumori sottili del vento che raccoglie e solleva le foglie secche.
Il tanfo ci assalì presto, quando eravamo a una decina di metri dal doppio portone arrugginito della cementeria... era pesante, veramente pesante... là dentro si era rintanato qualcosa di grosso e se il fetore è un indicatore approssimativo della forza di un demone allora eravamo veramente in u mare di merda e senza remi.
“Borca buttana!” Omar si era rapidamente tappato il naso.
“Non è tanto peggio delle tue ascelle, almeno la prossima volta mi farai la grazia di non metterti più quella ridicola canottiera...”
“Ehi, vaffanculo Destro! La mia canottiera è ... ghu...” Omar aveva tolto le dita dal naso per puntarmi l’indice contro... male, molto male perché non ci mise molto a piegarsi di lato e a sboccare... il suo vomito carbonizzò letteralmente tutto quello che incontrò sul suo cammino.
“Cazzo, Omar! Ho un’idea... io gli sparo e tu gli vomiti addosso! Non ha scampo!”
“Spiritoso! Sei spiritoso come Pippo Franco o come una pustola sull’uccello!”
“Che sarebbero la stessa cosa?”
Omar si è ripulito la bocca.
“Cazzo, no... la pustola dopo un po’ ha la decenza di sparire”.

La cementeria era in realtà un grosso capannone che non era sopravvissuto agli anni sessanta e al benessere. Aveva fatto il suo per dare alloggio in diverse occasioni a chi voleva un tetto sulla testa, solo che quando quel tetto ha cominciato a precipitare in tocchi di svariati kili sulle teste che doveva proteggere non è stata più buona neanche per quello.
Ora che il bosco s’era fatto la sua vita senza regole, diversi rami di castagni avevano sfondato i muri e intere stagioni di foglie marce l’avevano coperta come una doccia di catrame... le finestre erano state sbarrate con assi di legno e avevano l’aspetto di cataratte irreversibili; giusto il portone di metallo e la vernice arancione e scrostata che lo ricopriva sembravano aver conservato un minimo di funzionalità... tutto il resto sembrava lì lì per afflosciarsi al primo colpo di martello, trasformando in macerie un altro ricordo, chiudendo un altro cerchio.
Il fetore aveva mandato in tilt l’olfatto con il risultato che anche tutti gli altri sensi, vista inclusa, erano improvvisamente distorti e inaffidabili... in questi casi era l’istinto a cavarti dai guai. Chi lo aveva coltivato aveva qualche chance di farcela... io non potevo parlare per Omar, ma non c’è mai stato momento peggiore nella mia carriera di Guardiano per fare leva sul solo istinto... l’unica consolazione era Misericordia e così la tenni ben stretta e spianata, nella remota speranza che la faccia del porno mi finisse a tiro appena varcata la soglia...
Omar scivolò verso il portone si piazzò sulla destra... io lo imitai restando a fronteggiarlo per qualche istante sull’altro lato. Il djinn fece un cenno col capo e spinse.
Trattenei il fiato... una rapida occhiata, giusto un lampo, per assicurami che non ci fosse un comitato di benvenuto in attesa...
Ed ero dentro.

Ero dentro.
La porta non era sbarrata, la maniglia aveva appena appena faticato a scendere in basso, ma la porta non era sbarrata.
Mi aspettava una stanza buia, uno studio, a giudicare dai contorni che emergevano giallastri dalle ombre... una scrivania qua, un divanetto là, il parallelepipedo di una libreria adagiato sulla parete di fondo.
“E luce sia” mormorai, rivolto alla sagoma di una lampada con paralume... un bagliore rossiccio si arrampicò faticosamente sulle pareti e sugli oggetti.... più un posto è immerso nel Buio, più è difficile portarvi luce, è quasi matematico.
Non c’era più niente di Monica. La faccia sepolta da una matassa di capelli neri non si fece strada per incontrarmi... era nuda, accovacciata al centro della stanza sopra un tappeto rancido, mitragliato dalle tarme... la sua pelle, la stessa pelle che si era strusciata sulla mia per così tanti anni, era un velo bianco-blu, sottile come una pellicola tirata su delle ossa che avevano cominciato a torcersi... le giunture delle ginocchia sembravano addirittura quelle di un insetto...
“Monica...”
La ragazza dei miei sogni disse qualcosa
rrrrrrrhhh....
“Monica, sono venuto a salutarti...”
“Gentile, da parte tua...”
“Era il meno che potessi fare...”
Monica cominciò a dondolarsi avanti e indietro, lentamente.... rrrrrrrhhh.... rrrrrrrhhh.... rrrrrrrhhh....
“Perché non mi hai mai detto nulla... capisco il Concistoro, ma di me potevi fidarti...”
“Sei sicuro?”
“Monica, mi conosci da sempre, non ti avrei mai lasciato Cadere. Se solo io...”
“Dai che lo sapevi... lo sapevi, Destro. Io non ho fatto nulla per nasconderlo e tu lo sapevi. Lo volevi.”
“Io volevo aiutarti!”
“E come contavi di farlo, aspettando la pioggia, steso sul letto? Destro, Destro... quanta pazienza in questi anni... sopportare le tue delusioni, la tua lecchinaggine... quando tutt’e due avevamo bell’e capito dove se ne stava andando tutto il carrozzone...”
“Il carrozzone? La mia lecchinaggine? Va bene che sei Caduta ma non pensavo che avessi anche picchiato la testa.”
“Tipico, tipico di te... buttarla in farsa. Per un po’ può anche reggere, ma alla fine c’è veramente poco da ridere, questo mondo non finirà con una risata...”
“Questo mondo non finirà e basta”
“Ma se sei il primo a non crederci! Ma ti senti? Questo mondo non finirà... me lo dirai fra qualche mese...”
“Non ci sarà fra qualche mese, Monica... c’è rimasta solo stanotte”
Monica, lo scheletro contorto che rispondeva a quel nome si tirò in piedi, un artiglio salì a spostare i capelli... e il viso era quello che ricordavo, la curva dell’ovale che si nascondeva sul mio petto e restava così tutta la notte... improvvisamente, un dettaglio alla volta, tutto tornò al suo posto... il letto, la porta finestra che dava sul terrazzo, le chiome dei lecci oltre... eravamo a casa, di nuovo, finalmente. Monica si mise a sedere sul bordo del letto...
“Vieni qua con me, Destro... un’ultima volta...”
La sua mano sfiorò le lenzuola arricciate e sfatte e si stese verso di me...
“Se questa notte deve essere l’ultima facciamo che sia indimenticabile”
Ed era vero, sarebbe stata indimenticabile... non in quel senso, però. Se non volevo andare da lei? Non scherziamo. E solo dopo, avrei a malapena capito dove era cominciata la discesa; dal bordo di quel letto, il piano inclinato della Caduta non era più un’ipotesi...
“Addio, Monica”
Ho chiuso gli occhi. Le ho dato le spalle.
“Addio... e se c’è ancora qualcuno in ascolto là dentro, questo è per te... mi dispiace, per quel che può valere ormai... mi dispiace, è stata colpa mia e se potrai perdonarmi un giorno, cerca di farmelo capire... in qualche modo”
“Non lasciarmi, Destro... non lasciarmi a loro...”
“Io sono il Guardiano di questo Settore, non ho scelta...”
“Me ne andrò, lascerò la città stanotte...”
“Hai preso una decisione, Monica, non so quanto volontariamente ma resta il fatto che l’ hai presa... sapevi quali erano le conseguenze e nonostante tutto sei restata... torturarmi così non cambierà niente...”
“E allora chiamali, Guardiano! Chiamali e levati di culo.... ma sappi che sei sulla lista, ricordati queste parole quando li chiameranno per te... ricordati della tua Monica!”
Ho preso il cellulare dalla tasca del cappotto e, sempre senza aprire gli occhi, ho composto 1 e ho inviato.
Non doveva finire così.
“La guerra è persa, Destro”
Mi sono girato a guardarla... ormai il danno era fatto, potevano prendersi anche me se gli andava, non avrei mosso un dito...
“Può darsi, Monica. Ma non hanno ancora fischiato la fine e ci sono esseri umani decenti in circolazione... e sì, forse fra qualche mese non la penserò più così, forse la vedrò come te... ma per quel poco che ho capito questa guerra piace a tutti. Non finirà, non ti preoccupare. Non finirà mai.”
Le ombre nella stanza hanno preso ad infittirsi ad allungarsi... la luce fioca che avevo evocato nella lampada cominciò a frizzare in pulsazioni sempre più instabili...
I Purificatori...
La Monica macilenta e devastata alzò le braccia e cominciò a ridere...
“Venite... rrrrrrrhhh.... Venite a me!”
Le ombre presero a danzare attorno a lei in fili che s’ingrossavano a ogni giravolta.
Non sarei rimasto a guardare. Questo no.
“Buonanotte, Monica”.
M’incamminai verso la porta e proprio mentre facevo per chiuderla alle mie spalle sono cominciate le urla.
“Destro! Destro, non lasciarmi qui! Destro non farmi questo, ti prego! Almeno questo me lo devi! Destrooo!”
Il mio nome mi accompagnò lungo le scale, attraverso l’atrio... mi abbandonò solo quando sbattei il portone della villa alle mie spalle.
Le nuvole disegnavano vortici sopra Marina di Massa, le nuvole non ricordavano.
O forse sì...
La prima goccia di pioggia mi colpì sotto l’occhio sinistro.

Davanti a noi una scalinata umida e farcita di detriti scendeva verso il basso. La rischiarava una luce verdognola che si faceva strada dal sotterraneo.
Il fetore era insopportabile, mai sentito uno simile.
Omar fece un passo sul primo gradino e lascio libere le fiamme... il fuoco angelico si levò quasi timoroso rispondendo a quella che doveva essere l’esitazione del djinn.
“E allora andiamo”
Un bel respiro e giù all’inferno.
Siamo scesi fianco a fianco, io con Misericordia pronta a esplodere, Omar sbuffando fuoco a ogni passo...
Lo scantinato della cementeria era immenso, come non me lo sarei mai aspettato...
Seminati qua e là nelle ombre, figure morte o agonizzanti di uomini si confondevano con sacchi di detriti, pile di mattonelle spaccate, macchinari accartocciati... una fila di uomini nudi come beghi si stendeva verso una specie di bidone dentro cui bruciava un falò verde e, difficile da spiegare, lo so, ma... unto. Era questo il termine che mi veniva in mente. Unto.
Abbiamo capito subito che era il bidone a puzzare, era quello il catalizzatore.
Gli uomini in fila tenevano gli occhi fissi in avanti. Alcuni di loro erano allo stremo, probabilmente non mangiavano, bevevano e dormivano da giorni... erano entrati nella trappola con le loro teste e il loro cazzo... che, se si trovavano lì, dovevano essere più o meno la stessa cosa... ma questo non è, non è mai stato un motivo sufficiente per morire; in quel modo, poi.... e non è detto che tutti loro fossero degli assatanati o dei satiri o dei puttanieri incalliti... bastava che avessi voglia di farti una scopata e ti arrivasse all’orecchio il richiamo del porno... a quel punto di scelta te ne restava veramente poca, soprattutto se, a giudicare dalla quantità delle mosche nella tela, il ragno era uno di quelli belli grossi.
La fila terminava nel punto in cui, tre tizi si davano da fare sul corpo di una ragazza sbattuto sopra un materasso fetido e pulcioso...
Omar accanto a me aveva cominciato a salmodiare in arabo e gli fui grato... io non riuscivo neanche a pregare, non ci riuscivo...
Cercai la mia voce, da qualche parte... sembrava che tutta la repulsione, tutta la rabbia, l’avessero soffocata fino a spengerla... Cercai, cercai più a fondo e alla fine la riesumai, la sparai fuori.
“In nome di Dio Nostro Signore, di Suo Figlio Gesù, dello Spirito Santo e della Vergine Maria. In nome del Concistoro di tutti i Cori Angelici e dell’Essenza, in nome di tutto quello che è sacro e buono e meritevole del Primo Cielo e con il Potere di Guardiano conferitomi, io ti ordino di mostrarti, che io possa riversare su di te la giusta collera del Padre e condurti infine alla Purificazione!”
Gli uomini alzarono i loro occhi segnati su di me; i tre che erano al pezzo si bloccarono, estraendo i loro cazzi logori...
rrrrrrrhhh....
La ragazza si tirò lentamente a sedere... la sua pelle era sudicia e ulcerata, i suoi capelli così annodati e sconvolti da essere irriconoscibili... era troppo pallida per essere viva e già questo fu una mazzata bella secca nei coglioni...
Quando poi girò la testa verso di me fu semplicemente troppo... la mano che teneva Misericordia cominciò a tremare....
“Destro...”
Gli uomini si mossero verso di noi, in un remake di Zombi a nostro esclusivo uso e consumo...
“Destro... che cazzo ti prende...”
Non mi sono voltato a guardarlo.
“Maya...” è stata la sola parola che ho detto.
Maya.

“Maya o Aztechi non me ne frega un cazzo, Destro! Falla secca! Spara”
E mentre restavo lì come un deficiente, con la doppietta stesa in avanti, Omar partì sventagliando un calcio che sbatté ai quattro angoli i quattro poveracci che si trovavano sulla traiettoria...
Fu utile.
“Piano, Omar! Non dobbiamo ammazzarli!”
“E allora ammazza quel robo, perché saranno solo cristiani ma sono parecchi!” e ripulì la mia visuale con una serie di sventole che, a piena potenza, avrebbero svitato la testa a un ippopotamo...
Maya era in piedi sul materasso... una visione orribile. Il corpo e quel viso che mi aveva sorriso sul lungomare, divorati dalla putrefazione, dalla possessione...
Non è più lei, Destro, non è più lei! Spara! Spara!
Ho fermato il tremito, ho mirato e ho fatto la cazzata... gli occhi, è bastato incocciarli nell’istante fra la decisione e l’atto di fare fuoco per fregarmi... un attimo, e Maya che si voltava a guardarmi prima di scivolare nel buio... Maya che si versava la birra nel bicchiere di plastica... Maya dell’Est... Maya che non potevo salvare, che non si sarebbe salvata...
Misericordia vomitò fuoco angelico e la sua luce benedetta squarciò le tenebre del sotterraneo
RRRRRRRHHH!!!!....
Avevo colpito. Un braccio... solo un braccio... il porno si tenne il punto in cui glielo avevo reciso... poco sotto la spalla... poi il suo ghigno si allargò, suppurando una bava verdiccia; dal moncherino si fece strada, con un suono da drizzare i capelli, l’immensa zampa di uno scarafaggio, sottile, dura e seghettata... il demone scappò, verso il fondo del sotterraneo.
“Che aspetti, Destro! Finiscilo!”
Ho guardato Omar cercando il modo migliore per spiegarglielo.
Non l’ ho trovato.

“Come sarebbe hai finito i colpi?!”
“Sarebbe che ho finito i colpi. Misericordia è scarica”.
Intorno a noi gli uomini, quelli che non erano morti o non erano svenuti sotto i bolidi di Omar si stavano riavendo...
Qualcuno avrebbe avuto incubi, tutta la vita, qualcun’altro non sarebbe mai più tornato alla normalità... solo pochi fortunati avrebbero dimenticato.
“Salite le scale e sparite! Immediatamente!Tornate a casa a piedi, in macchina come vi pare, basta che vi allontaniate alla svelta di qui!”
Alcuni mi hanno guardato come se stessi parlando loro in aramaico, altri avevano come voglia di chiedermi qualcosa... io dovevo smuoverli e così ho cominciato a spintonarli senza molta eleganza verso l’uscita...
Questo mentre Omar mi girottolava intorno come una zanzara in astinenza
“Ma mi ascolti? Mi stai prendendo per il culo?”
“Vedrai che non ho di meglio da fare che prenderti per il culo!”
“Ma che arma squincia ti porti a spasso se puoi usarla una volta sola!”
“Ti ricordi cosa ho detto ad Aspirina? Se avessi scelto una spada o una motosega o un vibratore sarebbe stato diverso, ma siccome ho scelto una doppietta a canne mozze ho barattato la durata per la potenza! Il risultato è che posso fare fuoco una volta sola dopo devo aspettare un intero giorno solare per usarla di nuovo!”
“Seee, oppure puoi brandirla come una clava... andiamo a vedere dove si è rintanato, va...”
Non c’è voluto molto a sgomberare il sotterraneo, le vittime del porno, per quanto debilitate, per svuotate ne avevano avuto assai di quella camera di tortura.
Poi ci siamo fatti strada nella stanza, superando il materasso e il bidone di fuoco empio; Omar si fermò per rovesciarlo con un calcio e così scoprimmo che ad ardere erano una matassa aggrovigliata di uccelli e di scroti... ero indeciso se ridere, piangere o vomitare. O tutte e tre le cose insieme.
“Era qui che accappava l’Essenza di quei disgraziati?”
“Era il suo catalizzatore, sì... “
Il sotterraneo della cementeria Baldini terminava con un’altra rampa di scale che risaliva al piano superiore... in cima, ad aspettarci, c’era il porno.
Camminava su e giù, frustando l’aria con la sua nuova zampa d’insetto
rrrrrrrhhh....
Non ci toglieva gli occhi di dosso. Ci stava chiamando.
“Non l’avrai accoppato, ma l’ hai fatto incazzare di brutto...”
“Omar, vedi di non passare il limite...”
“Sentimi, Destro, qua i limiti gli abbiamo già passati tutti e da un bel pezzo... se gli scaricavi nel grugno la tua Spatha a quest’ora non saremmo qui a discutere se è più conveniente farlo morire di noia o dalle risate, perché a meno che tu non vada contro ai tuoi geniali consigli, l’alternativa è salire le scale e picchiare più duro di lui...”
“Fanculo” ho preso il cellulare di tasca “Io chiamo i Purificatori e che se lo levino loro questo dito dal culo...”
Omar restò interdetto... mi rivennero in mente alcune delle sue smargiassate: abbiamo uno shaitan da rispedire a calci nelle balle in qualche pozza solforosa... Io quel robo lo spacco come un giornaletto... sbattere di muso contro la realtà aveva avuto l’effetto di abbassargli la cresta e questo non era affatto male; forse lo avevo fatto più montato e ingenuo di quanto fosse.
“E va bene – disse – capisco che volevi essere te ha riparare al danno ma quando è troppo è troppo”
“Già, noi abbiamo fatto il nostro... lo abbiamo trovato, abbiamo distrutto il suo fuoco catalizzatore di schifezze...”
“E poi a fare i ganzi o gli eroi finisci sempre per rimetterci... è solo che...”
“Solo che cosa...”
“E’ solo che ti rode, lo vedo... ti rode a bomba e ho avuto come l’impressione che questo pornazzo già lo conoscessi”
Eccolo, il nervo scoperto! Zacchete!
“E’, cioè, era una ragazza... una mia amica o la cosa più vicina a un’amica che mi sia capitata negli ultimi mesi...”
“Vuoi dire che lei...”
“No, no... penso che il demone sia riuscito a possederla... è una cosa che fanno...”
“Come Monica con il Dottor Nucifora...”
Ho fissato Omar e la danza delle fiamme nei suoi occhi
“Tu stai cercando di farmi incazzare”
“Io? Non mi permetterei mai. Ma se devi chiamare i Purificatori ti consiglio di farlo prima che il nostro simpatico stupratore, violentatore, assassino e ladro di corpi decida di venire ad assaggiare le nostre pregiate carni...”
Ufficiale. Stava cercando di farmi incazzare. Ci stava riuscendo?
“Certo – ho fatto io – certo che è un bastardo bello grosso...”
“Un grossissimo figlio di puttana... niente che i Purificatori non possano maneggiare, ci mancherebbe”
“No... ci mancherebbe...”
“E allora?”
E mentre parlavo ho mosso il primo passo sulle scale.
“Allora ero curioso di sapere...”
“Sì?” Omar allargò il ghigno mentre mi seguiva.
“Come ha fatto... come l’ha presa...”
“La tua amica, dici?
“Proprio lei... Maya...”
“Era una brava ragazza?”
“Non nel senso cristiano del termine... ma era sicuro una persona migliore di me”.
La fine delle scale e la fine della mia Essenza si avvicinavano sempre di più... il porno ci aspettava soffiando, sibilando, arrotando il suo richiamo nell’oscurità della cementeria.
“Almeno questo glielo devo, Omar”.
Ma non ho mai capito a chi mi riferivo veramente... non solo a Maya, non solo a lei.
“Almeno questo”.

Abbiamo attaccato a forbice, io da sinistra, Omar da destra.
Ho provato una serie di pugni a catena, una ginocchiata e un calcio volante a girare che ha centrato una parete della cementeria e l’ ha spedita a ruzzolare nel bosco.
Al mio amico djinn non andò meglio e i suoi poderosi magli hanno giusto smosso un po’ dell’aria fetente che gravava in zona...
Veloce, molto veloce, il nostro bersaglio... il suo contrattacco non ebbe esiti tangibili, tranne quello di rifilarci uno stripizzone alle coronarie: siamo rotolati via, abbiamo invertito le posizioni, abbiamo riprovato con assalti sincronizzati e sfalsati, sempre senza smettere di fendere il vuoto o di rimbalzare contro le parate del demone... ora sì che avrebbe fatto comodo quella spada di fuoco, altroché... Omar andò assegno con un uno-due al petto, ma la risposta lo spedì contro una colonna del capannone e sotto la pioggia di detriti che ne conseguì... ero solo...
Il porno sventagliò il suo braccio-zampa a mezz’altezza finendo con l’appiccicarmi come un poster... avevo le costole in fiamme e la sensazione che il mio avatar non potesse reggere quella pressione... quando ho visto il viso di Maya avvicinarsi al mio ho capito che era fatta... qualcosa si contorceva al posto della lingua ed era tutto quello che contava, per me.
Poi ho incontrato i suoi occhi.

Ho colpito con la mano a lancia... nihon-nukite, per dirla alla giapponese...
Il bulbo oculare del demone è esploso inondandomi di fluidi vomitosi e sguiscidi dalla testa ai piedi... e qua il colera, o la sua controparte demoniaca, non me lo avrebbe tolto nessuno...
Mollò la presa e io mollai le gambe, accasciandomi contro la parete... sanguinavo a garganella dove i barbigli da scarafaggio erano penetrati, mentre la cassa toracica sembrava fosse stata palpeggiata da una schiacciasassi...
“Tutto bene, Destro?”
Omar mi tirò su per un braccio... sanguinava anche lui, ma era robetta in confronto a me...
“Grazie per avermi lasciato da solo contro il Bruce Lee dei porni”
“Non c’è di che, sapevo che potevi resistere se mi prendevo una pausa”
Il demone si era snebbiato e ci guardava storto... sì, perché l’occhio che gli avevo fatto scoppiare era stato sostituito da un bulbo nero e sfaccettato in pieno stile Dottor K...
“Che skifezza...”
“E io che volevo portare il DDT”.
Eravamo all’assalto finale, era chiaro. Io non ne avevo più per molto e Omar da solo non avrebbe retto che qualche round.
“Ehi, animale! – ho gridato al porno – Perché non la pianti con questa mascherata e non ci fai vedere il tuo brutto muso una volta per tutte?! Se non altro ci risparmi la fatica di strapparti il travestimento un pezzo alla volta!”
Il demone sorrise. E un nuovo arto seghettato sbucò sotto il primo... e altri due dall’altra parte... il mento appuntito di Maya si lacerò con uno schiocco per lasciar passare una coppia di tenaglie lunghe almeno mezzo metro... tentacoli muniti di pungiglione squarciarono le carni e le ossa della schiena e si distesero fino a toccare il soffitto, in un mulinello di pelle morta e sanguinolenta...
Quando la trasformazione fu completa, il corpo di Maya non c’era più e l’incubo che ne aveva preso il posto era piegato verso di noi per non sfondare con la testa il soffitto della cementeria...
“Destro, se ogni tanto stessi zitto sai quanto ci guadagneresti...”

Ma chi cazzo mi avevano spedito contro?! Io sono un povero Guardiano di provincia, mica Superman! Cominciai anche a dubitare che se la mia Spatha lo avesse centrato bene sarei riuscito a farlo fuori, questa specie di scarafaggio-Godzilla-mutante!
“Omar, non è stato bello conoscerti ma facciamo finta di sì”
“Altrettante, Destro. Ti ringrazio, sapere che stirerò le zampe in un cesso di cementeria e verrò digerito da uno scarafaggio ninfomane è il coronamento di un sogno, lo desideravo fin da quando ero un djinnino e mi davo fuoco alle scoregge”
“Andiamo?”
“Andiamo”
Il porno diede il via ai tentacoli e non si sforzò troppo per paralizzarci e tirarci a sé... ebbi la trovata di alzare la gamba e colpire d’incontro, la qual cosa mi evitò di finire falciato dalle tenaglie, questo mentre Omar riusciva ad afferrare un tentacolo vagante, a troncarlo in due e a scagliarlo come una lancia nel carapace del petto...
Visto che non stavamo mostrando eccessivo entusiasmo per il suo programma, il demone pensò bene di frustarci in terra come due polpi su uno scoglio e l’intera struttura della cementeria Baldini prese a rantolare... quando il giochino lo stufò, ci tenne lì e cominciò a schiacciare, avvicinando con una certa grazia ferina le sue zampacce dentellate ai nostri centri vitali...
Guardai Omar e il fuoco angelico che filtrava dai molti punti in cui il suo avatar era stato allegramente squarciato... sembrava un ciocco di legno sul camino, sembrava una torcia...
Non posso sparami qua e là come se fossi la Torcia dei Fantastici Quattro, almeno, non che io sappia...
Era un’idea del cazzo, quella che mi balenò, ma almeno era un’idea; da qui a dire che avrebbe funzionato ce ne passava, ma visto il punto a cui eravamo arrivati c’era davvero poco e niente da rischiare...
“Omar, dammi la mano!”
Il djinn urlò qualcosa.
“Dammi la mano subito!”
I nostri palmi s’incontrarono in uno schiaffo che risuonò come uno sparo nelle mie orecchie.
Allora estrassi Misericordia.
“Dammi il tuo fuoco, Omar!”
“Eh?!”
“Passami il tuo fuoco, stronzo! Fa’ come ti dico!”
“Non posso, imbecille! Lo vuoi capire che non posso!”
“Omar, ti fidi di me?”
“Non lo so, io non...”
“TI FIDI?!”
Fu qualcosa che attraversò la sua espressione, qualcosa che lessi nello stringersi della sua mano. Si fidava.
E mentre il porno calava su di noi come una sentenza, con i suoi ganci, le sue pinze e i pungiglioni, mentre contemplavo la nostra rovina, l’ ho sentito arrivare.
Il tempo di sorridere.
E poi ho sparato.

4. come girano le cose

Qualcuno bussava ma io non aspettavo nessuno.
E non volevo vedere nessuno.
Non per un paio di giorni, almeno.
E il ragno di luce era sempre al suo posto, accoccolato sulla parete... mi ci ero affezionato, ormai, stavo perfino pensando di dargli un nome... Egisto, non so perché ma Egisto mi sembrava il nome giusto.
“Ciao, Egisto... va un po’ a vedere chi è che rompe i coglioni”.
TOC-TOC-TOC-TOC!
“Arrivo, arrivo subito, un momento...”
Appena appoggiato un piede in terra una scossa è partita per attraversarmi tutto il corpo fino a frantumarsi fra miei denti serrati, ma così serrati che non ci sarebbe passato il capello di un neonato.
Camminare si rivelò un affare veramente complicato, con le pareti che ondeggiavano come un’attrazione da luna park e sotto il
TOC-TOC-TOC-TOC-TOC-TOC-TOC-TOC!
Più furioso che mai... sembrava che stessero picchiando sul mio cranio con una mazza ferrata...
Ma ce l’ ho fatta, ho aperto la porta.
“Che ca... Destro?”
“Potevi essere solo tu Alex...”
“Ma cosa, cioè come...”
Sembrava quasi che i muscoli della sua mascella si fossero sciolti in acqua, lasciando la bocca a penzolare senza speranza... dietro di lui, le solite due guardie del corpo non si stavano comportando diversamente...
“Ragazzi, se non chiudete la bocca prima o poi finisce che ci parcheggia dentro un pipistrello”
Mi sono voltato verso lo specchio sulla parete di fronte alla porta e... Buon Dio!
Chi era quella specie di mostro di Frankenstein?
Non mi era rimasto un solo e dico un solo pelo visibile in tutta la testa; niente capelli, niente sopracciglia, niente barba... la mia pelle, poi, era accartocciata in rotoli sbrindellati e fucsia, con un zigomo grigiastro in bella vista e il naso quasi completamente sciolto... mi sono dato un’occhiata per scoprire con orrore e con un brivido allo scroto che quasi tutto il mio avatar era in quelle condizioni.
Suppongo che, a quel punto, anche la mia mascella stesse risentendo eccessivamente della forza di gravità.
“Uh... oh... beh, accomodati pure, Alex... mi metto addosso qualcosa, tu aspettami in salotto...”
Ho afferrato un accappatoio dal bagno e me lo sono buttato sulle spalle... fortunatamente qualcuno doveva aver staccato la spina delle sinapsi perché altrimenti un’ azione del genere avrebbe dovuto ridurmi a un grumo sgainante...
“Che cosa ti è successo, Destro?”
Era furioso, lo vedevo da come vibrava, ma la mia apparizione doveva aver sostituito a tempo indeterminato la furia con il ribrezzo...
“Ho fatto a pugni con Mazinga”
“Hai distrutto il porno, questo lo so... veramente l’esplosione l’ hanno sentita fino a Modena, forse l’ hanno perfino vista... ma pensavo...”
“O che io sappia solo la Milizia dispone di Mine-Spatha...”
“Non pensavo a quello, ma nemmeno che...”
“Alex, senti, mi hai dato quarantott’ore per rimediare al danno e ho rimediato... ora ho solo voglia di buttarmi sul divano e di fare una dormita. Quindi, se per te non è un problema, potremmo beccarci domani, magari ti preparo un caffè, di quello buono. Ora piglia i tuoi bestioni là fuori e lasciami in pace”.
Ecco fatto, gli avevo fatto passare la fase ribrezzo.
“Domani?! Domani?! Tu vieni via con me ora, stronzo! Ti avevo detto di rimediare, sì, non di far saltare in aria mezza montagna! Bastava chiamare i maledetti Purificatori! E poi rimediare non voleva dire andare in giro come un cazzo di Charles Bronson sventolando la tua Spatha sotto il naso dei nostri alleati! Solo per questo meriteresti la Purificazione!”
“Ho fatto quello che andava fatto”
“Aspirina, mi ha chiamato ieri sera! Era fuori di sé! Tu e quell’arabo del cazzo! Mi avete messo in una situazione di merda e avete bruciato una nostra risorsa! Aspirina adesso non vuole più saperne e lo sai se si mette a collaborare con l’Avversario che cazzo può succedere? Lo sai, bastardo ingrato?!”
Basta. Abbastanza.
“Succede che lo faccio fuori” e gli sono andato al muso.
“Come, scusa? Tu non fai fuori nessuno! Tu adesso vieni con me e affronti il Concistoro, razza di smidollato!”
“Fammi vedere la convocazione...”
“La convoche?”
“La convocazione, Alex... senza una convocazione ufficiale del Concistoro io non mi schiodo di qui. Se vuoi chiamare i Purificatori, fai pure, ma dubito e dubito molto che attaccheranno un Guardiano...”
“Da questo momento non sei più un Guardiano, va bene così?”
“E chi lo decide, tu?”
Ho cominciato a incalzarlo e lui ha cominciato a indietreggiare verso l’uscio.
“Io...”
“Tu non puoi fare un cazzo, Alex. Quando il Concistoro mi convocherà e mi comunicherà ufficialmente una sentenza io mi calerò le braghe e mi piglierò il pettero che mi merito fra le chiappe... ma fino a quel momento io sono il Guardiano di questo settore e tu sei un ospite”
“Queste sono stronzate, Destro... o vieni con me con le buone o...”
“E quando vedi il tuo amico Aspirina digli che la musica è cambiata! E che se viene a sapere qualsiasi cosa, anche la più insulsa, sulle attività dell’Avversario in zona gli converrà farmi uno squillo e alla svelta! Perché se ho soltanto il vago sentore che stia architettando una troiata delle sue, torno a trovarlo e stavolta ci torno incazzato!”
Alex, sconvolto, si girò verso la porta e la aprì.
Da vigliacco qual è andò a piazzarsi dietro i due Miliziani e solo allora riprese un po’ di colore
“Tu sei fuori di testa, Destro! Sei fuori come un tacchino! Ora i ragazzi ti spiegano come funziona”
“E lo spiegheranno anche a me?”
La voce alle mie spalle, quella voce che grondava presunzione, un distillato di spacconaggine.
Omar comparve al mio fianco sorridendo.
“Cazzo, Destro, fai veramente schifo!”
“Detto da te! Almeno non dovrò più sopportare quel tuo cespuglio senza senso di capelli!”
I Miliziani guardarono preoccupati la sagoma fiammeggiante del djinn.
“Alex, per tua informazione stanotte abbiamo rispedito a la maison un demone che te e i tuoi amici avete visto o vedrete giusto sulle figurine... se credi che ci formalizzeremo con voialtri farai meglio a prepararti alla più solenne umiliazione della tua squallida esistenza di burocrate”.
“Già, e se ti capita, fai sapere ai miei che sto bene e di non preoccuparsi... e che d’ora in avanti mi tengano fuori dai vostri mastruzzi, ne ho le palle piene! Se volete prendervela con qualcuno là fuori, fra infami e zecche infernali, avete solo l’imbarazzo della scelta, ma prima di arrufianarvi con un Guardiano, assicuratevi di conoscerlo bene!”
Non aspettammo una replica, non ci interessava.
Lasciammo Alex a schiumare sul ballatoio e rientrammo in casa.
Mi parve di sentirgli borbottare un Non finisce qui, ma non ci feci troppo caso.
Io e Omar ci piazzammo in cucina e, non so come, trovai la forza di preparare un caffè.
Lo versai e restammo un po’ a sorseggiarlo in silenzio.
“Un giorno di questi devo farti il caffè arabo”
“Già assaggiato... è buono, ma mi fa venire il cagarone”
“Perché sei una fighetta crociata”
“E tu uno zotico fondamentalista”
“Vaffanculo!”
“Vaffanculo tu!”
Per un po’ è risuonato soltanto il risucchio delle nostre labbra sui bordi delle tazze... infine Omar:
“Oh, Destro...”
“Che vuoi?”
“Ma che cazzo è successo stanotte?”
I ricordi della battaglia col porno salirono in ordine sparso da un canale di tenebra, cercando di trovare un senso traducibile in parole... rotearono, si avvicinarono, provarono forme e composizioni che la stanchezza disperdeva immediatamente.
Cosa era successo ieri notte?
La mano di Omar e la mia che s’incontravano alla cieca, che si stringevano... il fuoco celeste che entrava a ondate nel mio corpo fino a saturarmi.
O Mio Dio, ora scoppio... non posso sopportarlo, non sono nato per questo...
Poi il dito che tirava il grilletto e il mondo diventava una supernova azzurra.
“Non lo so Omar. Non lo so”.
Ho buttato giù un po’ di caffè.

E così una bella mattina ho trovato questa lettera nella cassetta della posta.
Il Concistoro mi inviava un richiamo formale; ci teneva ad avvisarmi che in seguito al mio recente periodo no e ai confusi episodi avvenuti presso la Cementeria Baldini, avrebbe tenuto sotto stretta sorveglianza il mio operato per la durata di un anno. Dopo avrebbe preso una decisione. In calce era apposto il sigillo di tutti i membri deliberanti, fra cui spiccava quello del Seraph Alexandros DXIX.
Bene, che sorveglino pure.
Sinceramente mi aspettavo che Alex avrebbe fatto qualcosina di più per rovinarmi. O magari ci aveva provato e gli era andata male.
Non era stata una mossa azzeccata quella di mettermi contro di lui, ma, checcazzo, non si può andare d’accordo con tutti.
Col passare dei giorni anche la salute è tornata ad affacciare la sua testolina bionda da queste parti e il mio avatar ha gradatamente riacquistato un aspetto presentabile...
Non appena mi fossi rimesso avevo un paio di giri da fare.

Omar disse che sarebbe restato qualche giorno, che andare in giro come uno spiedino abbrustolito rischiava di rovinargli la piazza.
Poi i giorni sono diventati settimane e dopo un mese era ancora lì a infilare le sue zampacce nel contenitore che usavo per i biscotti.
Un bel dì si è presentato nel cesso mentre stavo deponendo un mattone.
“Destro, ho delle notizie... ehi, ma cos’ hai mangiato, bambini morti? Che tanfo!”
“Perché, te la fai profumata?”
“Certo! Ora ascoltami!”
“Non puoi aspettare che finisca?”
“No! Senti ho parlato coi miei capi e siccome c’è in ballo la costruzione di una moschea da queste parti...”
“Ti prego no!”
“Mi sono offerto come custode per la comunità dei fedeli! E lo sai cosa mi hanno risposto?”
Gli hanno risposto che poteva piazzarsi qui, in quel di Massa; temo più per levarselo dalle palle che per altro... dissero che se il Guardiano del Settore (cioè io) era d’accordo, allora poteva trasferirsi. In realtà, Omar doveva averli delusi e non poco... lo avevano spedito ad accoppare un crociato, non a fraternizzare; per quello bastava una partita di calcetto. Mi venne da pensare a che strana coppia di sbirri fossimo, ma era una coppia che aveva funzionato...
E poi, con Omar accanto, anche le ombre della Caduta avrebbero girato un po’ più largo.

Ah! E poi saltò fuori che quel porno era davvero una specie di leggenda!
Me lo ha rivelato Shang Mui, quell’angioletto (in tutti i sensi) di cameriera dell’Orient Express... Mi ha detto che una volta il bastardo aveva risucchiato un’intera cittadina, in Thailandia.
Erano anni che non si faceva più vedere in circolazione, girava voce che si fosse ritirato e fosse passato alla guida di una Legione dei Peccati... la sua escursione a Massa doveva essere giusto una specie di vacanzuola, uno spuntino per ricordare i vecchi tempi.
Beh, se era davvero così, lo spuntino gli era costato caruccio.
Felicissimo di essere stato io quello che gli ha presentato il conto.

Ma come ci sia finita in mezzo Maya, non lo saprò mai...
Ho provato a parlare con qualche ragazza che pensavo la conoscesse, ma non ne ho cavato un ragno dal buco.
Sembrava proprio che l’ultimo a vederla viva fossi stato io.
Quando ci siamo sentiti nuovamente in forze, io e Omar siamo tornati alla Cementeria Baldini.
Abbiamo faticato un po’ a trovarla, per il semplice fatto che non c’era più... sparita, scomparsa, vaporizzata.
La prima idea che mi è venuta in mente era probabilmente quella giusta... e cioè che il Concistoro volesse evitare la pubblicità gratuita che io e Omar gli avevamo abbondantemente concesso ribaltando un pub (volevo dire uno wine bar), e facendo saltare come un tappo di spumante un residuato del risveglio economico post-bellico...
Al posto dell’edificio adesso c’è una radura ricoperta di foglie secche.
So che ogni tanto alcuni uomini ci si aggirano con un’espressione stranita sul volto, tossici in down.
Ma della cementeria nessuno ne sentiva la mancanza prima e nessuno la sentì dopo.
Quando giri le spalle a un ricordo, lo fai per sempre.
O quasi.

Io, Monica, Omar e Maya abbiamo prenotato a quel ristorantino a palafitta sul Brugiano.
Omar ordina del cous cous all’astice per finire a litigare col cuoco che se quello è un cous cous, allora lui è un saltimbanco svedese e il cuoco gli dice che per quel che ne sa lui ci può anche stare.
Beviamo del vino bianco leggero e fumiamo sigarette arrotolate in foglie di tabacco... dopo mangiato, ci facciamo due passi sulla spiaggia.
E’ estate e il lungomare è una folla colorata di bancarelle e turisti; gli altoparlanti dei bar vomitano fuori un mix dei più insulsi tormentoni di passaggio e noi quattro ci fermiamo di tanto in tanto, per rovesciarci in gola una birretta o per ispezionare una banco di aggeggini pseudo-etnici...
Quando le strade di Marina di Massa cominciano a svuotarsi per lasciare il passo al silenzio intimo delle ore più piccole, la pineta di piazza Pellerano ci accoglie in un abbraccio fresco e consolatorio, le sue panchine sopportano volentieri il peso dei nostri corpi accaldati.
Monica e Maya si siedono vicino a me, una per lato.
Sorridono.
“Ragazze, sono così felice che potrei anche morire”.
Questo sogno lo faccio ancora, di tanto in tanto.

C’era un ultima cosa da fare.
Il portone della vecchia villa emise un flebile, catarroso lamento mentre girava faticosamente sui cardini incrostati di ruggine e sale.
Stavolta, i raggi di un sole stranamente generoso per la stagione irruppero accompagnati da un refolo di brezza marina.
Dentro era tutto come lo ricordavo e le scale salivano ancora verso l’alto.
Se chiudi un ricordo, prova almeno ad aprirne subito un altro.
Me lo ripetevo salendo al piano di sopra.
Lo studio era come lo avevo lasciato. Solo un’unica macchia nera. Una macchia nera sul tappeto, una macchia che nessuno avrebbe lavato via mai più.
“Monica”.
Mi sono accosciato e ho sfilato dalla tasca del cappotto una collanina di conchiglie rosa, finte come i quattrini di cuoio.
Gliela avevo regalata per scherzo, un giorno, alla Fiera di Sant’Ermete, ma lei non l’aveva mai abbandonata... finché era rimasta con me.
Le diedi un bacio e la lasciai cadere sopra la macchia.
Ed era veramente tutto.
Uscii dallo studio, scesi le scale, chiusi alle mie spalle il portone.
Fuori, era quasi primavera.



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