Non so come è andata davvero.
Le parole “avvelenamento da monossido di carbonio” dicono tutto e niente. Certo non dicono “come”. E il “perché”, quello vero, non lo sappiamo e non lo sapremo mai: Jim ha lasciato una lettera ma la famiglia non ha mai voluto diffonderne il contenuto. Più che comprensibile, direi.
Ma non so com'è andata.
Non so se qualcuno si sia avvicinato al garage di Jim e abbia sentito il motore della macchina acceso, al minimo... non so se invece sia entrato in casa sua con una copia delle chiavi nascosta sotto il canonico vaso e appena messo piede dentro si sia portato istintivamente le mani al volto, per proteggersi... forse Jim ha girato le manopole del gas e si è steso sul letto, aspettando.
Forse è andata così. Ma non lo so. E, in fin dei conti, che importanza potrebbe mai avere, adesso?
Jim aveva 32 anni. La tipa l'aveva piantato il giorno del suo compleanno, un paio di mesi prima. Dicono che non l'avesse presa benissimo. Comprensibile anche questo. Anche l'etichetta che aveva fondato, quella che se non era la sua ragione di vita poco ci mancava, anche quella era svanita nel nulla... eppure, tutte le sue brevi fortune erano partite da lì. Un disco secondo l'intramontabile e gloriosa etica del “do it by yourself”... praticamente lo stesso disco riproposto dopo, presso una major... e da lì il successo. Non il successo strepitoso, abbacinante, mondiale... quello sarebbe toccato a un altro gruppo della città di Jim, i tipi delle zucche, quelli capitanati da un tale Billy Corgan... ma successo fu, anche per Jim. “International Pop Overthrow”. Così si chiamava l'album. Jim scriveva canzoni pazzesche. Jim scriveva principalmente di ragazze. Anche nei titoli delle sue canzoni c'erano di mezzo, spesso e volentieri, nomi di ragazze. Ed è giusto così... perché trovate al mondo qualcosa di più bello delle ragazze. Semplicemente non c'è. A Jim piaceva la musica degli anni sessanta e settanta e suonava quel genere che un altro tizio mica da ridere, un certo Pete Townshend, aveva battezzato “Power pop”. Il gruppo di Jim si chiamava “Material Issue”. Durarono poco. Fu Jim a deciderlo. Col monossido di carbonio.
Ricordo bene la prima volta che ascoltai una loro canzone. Era il 92, era domenica, era inverno, ero a casa di mia nonna. Passavo molto tempo a casa di mia nonna, in quegli anni. Passavo molto tempo da solo, leggendo e scrivendo. E guardando videomusic, quando mi andava. Ricordo che rimasi profondamente turbato, dopo l'ascolto di “Valerie loves me”. Turbato come si può restare davanti a una cosa bella. A una canzone che vorresti risentire subito, ancora e ancora. Ma al tempo non c'erano il mulo, il tubo... c'era solo la tua memoria a ripetere quel folgorante arpeggio, in attesa del disco. Jim se ne sarebbe andato da lì a breve. A 32 anni. Io l'avrei scoperto molto tempo dopo, quando con i Trobar Clus già facevamo una cover di “Valerie Loves Me”, in italiano. Ricordo che una sera, in un pub di Seravezza, la suonammo divinamente. Quest'anno, i due membri superstiti dei Material Issue hanno celebrato il ventennale di “International Pop Overthrow” con una serie di concerti. Al posto di Jim another guy from Chicago, Phil Angotti. Sotto troverete tre video della stessa canzone: quello ufficiale, un live e un altro live, dell'aprile scorso, senza Jim.
Spero che bastino a farvi capire perché la amo così tanto.
"Rock Over London ! Rock Over Chicago ! Ladies and Gentlemen, The Greatest Rock and Roll Band in the World... MATERIAL ISSUE!!!"
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