Film, fumetti e romanzi a volte hanno un valore aggiunto che esula dalle loro effettive qualità. Non è raro riprendere in mano un’opera che ci ha segnato in passato per accorgerci che nel presente quelle qualità che le avevamo attribuito, qualità tanto grandi ai nostri occhi da renderla memorabile ed essenziale per la nostra formazione, siano in realtà meno evidenti di quanto pensassimo. Esistono opere che vanno bene per determinati momenti della tua vita, tutto qui. Passato il momento, è saggio lasciarle nello scaffale, onde evitare che una rilettura con gli occhi nuovi dell’esperienza o di una diversa sensibilità ne contaminino il ricordo. Poi, chiaro, ci sono i capolavori; quelli che ciclicamente torni a consultare e che non ti stancano mai. Casi rari. Ma oggi non voglio parlare di opere universali. Voglio proprio puntare il riflettore su quei lavori che segnano un arco preciso della tua vita e poi svaniscono per lasciare il posto ad altri. In particolare, voglio parlare di un’opera, un fumetto (ma va?) da cui è stato tratto anche un cartone. Nessuno dei due passerà alla storia, probabilmente, troppi difetti sia nell'uno, che nell’altro... ma io sono piuttosto sicuro che ne porterò un bel ricordo fin dentro la tomba.
Perché ti è venuta voglia di parlarne proprio adesso? Perché l’altro giorno, mentre girellavo su comicsblog, ho letto questa notizia e visto questo trailer.
La mia storia con Berserk è nata diversi anni fa, un venerdì sera, in modo del tutto fortuito. Il fatto è che a differenza di molti miei coetanei, non sono mai riuscito a entrare dentro al fumetto e ai cartoni giappi: pur apprezzandone infinitamente il comparto grafico, trovo le sceneggiature di molti manga estremamente difficili da digerire... non so se è un limite mio, probabilmente è così, ma faccio davvero molta fatica a capire quello che succede... sia dal punto di vista tecnico, di mera successione delle vignette e delle tavole, sia da quello concettuale: non capisco le psicologie dei personaggi e fatico addirittura a distinguere i momenti tragici da quelli comici. Insomma non li capisco. Da questa valutazione, chiaramente, devo tagliare fuori l’opera di alcuni autori come Otomo, Miyazaki e Taniguchi, maestri mondiali le cui opere continuano ad appassionarmi. Ma il resto, diciamo la maggior parte dei manga/manwha che rimpolpano le italiche fumetterie restano un oggetto misterioso e inarrivabile. Sarà che quando il fumetto giapponese ha fatto boom io ero già in botta piena per quella che da lì a breve sarebbe diventata la Vertigo... Sandman , Hellblazer, Shade, Books of Magic, Enigma... ecco, quello era (è) il mio ideale di fumetto. Trovata la sintonia giusta con qualcosa, diventa complicato azzerare tutto e sintonizzarsi su qualcosa di radicalmente diverso.
Ad ogni modo, quel venerdì sera del 2002, credo, rincasai relativamente presto... non ricordo il motivo. Abitavo ancora con i miei e di solito il venerdì sera io e Ambra lo passavamo al Baraonda, fino alle tre del mattino almeno. Rincasai verso le 23 e mio padre era già a nanna... strano anche questo, perché il Signor Destefanis era solito tenere saldamente in mano lo scettro del potere (il telecomando, appunto) fino almeno a mezzanotte. Mai avuto un televisore in camera, io... non che non lo volessi, è che i miei si sono sempre opposti. Col senno di poi, posso solo ringraziarli. Ad ogni modo, con la tele tutta per me, mi sono messo a girellare per i vari canali. Capito su Italia 1 giusto in tempo per vedere iniziare questo cartone... il titolo, Berserk, non mi è nuovo. Avevo già visto gli albetti in edicola ma, per tutti i motivi sopra citati, me ne ero sempre tenuto alla larga. Parte la sigla e mi piglia bene perché sembra un pezzo dei Pixies. Poi parte anche la puntata che si intitola “Zodd l’Immortale”. Occhei, un fantasy. Ciò è bene, direbbe il capo tribù di Conan. Occhei, il protagonista sembra Ken con uno spadone... sa di già visto, ma ci si può stare. Occhei, l’altro protagonista sembra la versione medievale e albina di Ziggy Stardust... simpatico. La storia si distingue subito per una notevole quantità di mazzate distribuite a destra e a manca e per l’arrivo di questo fantomatico Nosferatu Zodd, un demone mercenario che fa subito sfoggio di abbondante stronzaggine. Anche se ancora non conosco la storia e i personaggi, rimango affascinato dal finale, quando Zodd, dopo aver mazzulato ben benino i nostri due amigos, nota il Bejelit al collo di Grifis (Ziggy) e si allontana ad ali spiegate, risparmiando i due poveracci e dicendo a Gatsu (Ken), fra una sghignata e l’altra, che il suo amico un giorno lo fotterà. Uau. Il giorno dopo telefono all’Ambra e le dico che ho visto questa roba che mi ha troppo gasato e da lì in poi sarei entrato ufficialmente in trip per Berserk (e la mia povera Jijis mi avrebbe regalato tutte le videocassette (LE VIDEOCASSETTE!!!!) per il compleanno). Mi sono visto tutte le puntate del cartone, ovviamente (e il finale, Dio... credevo di non riuscire a sollevare più la mascella... una cosa non può finire così! Solo nel mondo reale le cose vanno così male! Non è giusto!) e altrettanto ovviamente mi sono sparato anche il manga.
Niente da dire, bella roba. A volte quando cito le fonti di ispirazione per Bren dimentico sempre Berserk... in effetti, quando ho scoperto l’esistenza di Gatsu, il Gattonero era già un personaggio fatto e finito e di lui, del suo mondo, dei suoi amici, dei suoi nemici, sapevo già vita, morte e miracoli. Quindi, Berserk non si può considerare propriamente una fonte. Però, ed è un gran bel però, è servito a rinfocolare la passione per il genere e per il progetto del mio ammazzastreghe. leggere Berserk mi ha senz’altro stimolato a continuare a scrivere Bren.
Ho seguito le avventure di Gatsu e compagnia bella per qualche anno, avidamente... poi, piano piano, consapevole della mediocrità in cui stava scivolando la serie, ho deciso di smettere. Purtroppo, da un certo punto in poi, l’opera di Miura ha cominciato a perdere, ai miei occhi, molto del suo fascino. Ma finché ha retto, cazzo, ha retto alla grande. La cosa che mi ha sempre colpito del fumetto è questa sensazione opprimente, questa descrizione unica e sconvolgente dell’onnipotenza del male. Credo che solo in Lovecraft troverete qualcosa del genere e non sto esagerando con il paragone. Le tavole di Berserk sono intrise di malvagità, i personaggi ne sono intossicati, è come se non riuscissero mai, nemmeno per un secondo a pensare con lucidità. E’ come se stessero sempre digrignando i denti e qualcosa li rodesse da dentro. Aldilà dell’impatto delle scene, spesso al confine col gore e lo splatter, aldilà delle continue manifestazioni di follia e brutalità, è il segno stesso di Miura (che migliora col passare dei numeri) a trasmettere questa inquietudine. Certo, c’è anche molta umanità... ma è un’umanità in bilico, quasi disperata.
Peccato solo, come già detto, che la storia a un certo punto degeneri. E comunque, Berserk è stato un fumetto di passaggio, legato saldamente a un periodo della mia vita e nemmeno un periodo da poco... gli anni in cui sono uscito di casa e sono andato a convivere. Capirete bene, quindi, l’affetto che gli porto. E capirete altrettanto bene quanto sia rimasto piacevolmente sorpreso dell’esistenza di un film, anzi, di una serie di film in uscita. E, soprattutto, capirete anche perché, aldilà di qualsiasi giudizio positivo o negativo che si possa esprimere a livello tecnico sull’intera opera, per me Berserk resterà sempre qualcosa di speciale.
2 commenti:
Condivido quanto scritto.
Percorsi diversi, ma Berserk ha lasciato quel segno particolare anche nel mio immaginario. :-)
Bel post.
Grazie, Gianfranco!
Ora speriamo che anche il film renda giustizia al lavoro di Miura... ma a giudicare dalla previù c'è da stare abbastanza sereni! ;)
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