venerdì 17 febbraio 2012

Fantasmi e Spettri

Anche i Giochi di Ruolo hanno le loro star, ci mancherebbe. La più famosa e brillante resta sempre e comunque il Signor Gary Gygax, meglio noto come il primo Dungeon Master, l’uomo responsabile della creazione e della successiva popolarità di Dungeons & Dragons e della sua versione Advanced... così popolare, il mio amico Gary, da finire addirittura in una puntata di Futurama... così popolare che anche un ragazzetto italiano (me), negli anni ottanta aveva il logo della sua dita di giochi (la TSR) scritto con l’uni posca sullo zaino, accanto a nomi quali Guns N’ Roses e Iron Maiden. Se i creatori dei videogiochi si avviano a diventare le star supreme del futuro, scalzando a colpi di joypad e tastiera cantanti, musicisti, scrittori, fumettisti, registi e attori (“Morte alla Strega Allegra Geller!” Ricordate? Dio, quel Cronenberg...) anche i creatori di giochi di ruolo sono state figure di culto e hanno goduto di una certa fama unita a un certo alone di leggenda.


Uno di questi personaggi, Mark Rein Hagen, salì alla ribalta agli inizi degli Anni Novanta proponendo addirittura un genere: il gothic punk, di cui avevo parlato già in questo post. I giochi della White Wolf, questo il nome della casa editrice, erano distanti anni luce dall’estetica e dalle tematiche dei classici gdr: i personaggi venivano improvvisamente catapultati in un Mondo di Tenebra, un riflesso oscuro e distorto della nostra realtà, e diventavano i mostri, i “cattivi”. Anche graficamente i giochi White Wolf abbandonavano le ispirazioni Frazzettiane che contraddistinguevano D&D e i suoi epigoni, in favore di uno stile d’illustrazione più grafico e più vicino al mondo del cinema horror e del rock indipendente. Artisti come Tim Bradstreet e il sandmandiano Vince Locke andavano a costruire l’immaginario di una nuova generazione di giocatori, con meno draghi per la testa e più Joy Division nelle orecchie. Il 1994 fu l’anno in cui l’estetica del Gothic Punk raggiunse l’apice: nelle sale cinematografiche usciva infatti The Crow, quasi un manifesto del genere, un film che come sceneggiatura sembrava avere la trascrizione di una seduta di gioco nel Mondo di Tenebra. La stessa atmosfera, gli stessi personaggi, la stessa musica. Quasi contemporaneamente usciva nelle librerie anche Wraith: The Oblivion, il quarto gioco della White Wolf, dedicato ai Fantasmi. Un’accoppiata micidiale. Comprai la prima edizione di Wraith alla Borsa del Fumetto di Milano: in quel periodo mi trovavo nel capoluogo lombardo per servire la patria e fra le poche cose che mi aiutavano a superare la mia condizione c’erano, appunto, quei viaggetti alla Borsa per rifornirmi di fumetti e manuali vari. Ricordo che Wraith mi sconvolse subito. Aldilà dei contenuti, era proprio la grafica ad essere fuori scala: anche se non giocate ai giochi di ruolo e non v’interessa farlo, datemi retta... recuperate il manuale di Wraith, fosse solo per tenerlo lì, in mezzo agli altri libri di illustrazione. E’ un capolavoro. 
La copertina della prima Edizione di Wraith...
 il titolo era visibile solo al buio!
I contenuti poi... con Wraith Mark Rein Hagen ha portato il suo Gothic Punk a un livello di cupezza estremo... vi basti dire che il volume si apriva con una poesia intitolata Escrescenza Tumorale, poche righe tra il romantico e il delirante intervallate dal testo di “Heresy” dei Nine Inch Nails. In Wraith tu interpreti un fantasma e tutto il sistema di gioco è basato sulla tua lotta, esterna ed interna, contro l’Oblio, inteso come forza che vuole strapparti dai tuoi legami con la vita e dai tuoi affetti, rimasti oltre il Sudario (il velo che ti separa dalle Skinlands, le Terre dei Vivi) e come forza che sta divorando il creato stesso dalle sue fondamenta... un labirinto nero dal quale vengono vomitati fuori spettri deformi, tempeste nere e limacciose e ogni sorta di orrore concepibile. La vicinanza temporale con Il Corvo sulle prime rese questo gioco ingiocabile: la prima volta che ci trovammo a fare i personaggi vennero fuori quattro fotocopie di Eric Draven. Più avanti riuscimmo a farlo partire degnamente e ricordo le sessioni di gioco a Wraith come alcune delle esperienze più coinvolgenti che abbia mai vissuto: le ricordo con lo stessa partecipazione che riservo ad alcuni dei miei romanzi e dei miei fumetti preferiti.
Tutto questo per dire... ho ricominciato a giocare a Wraith! E ho anche cominciato a scrivere una storia di fantasmi; non è una storia nuova, è un po’ che la covo e no, non credo di volerne fare un fumetto. Stavolta mi piacerebbe scriverla e basta e magari postarla anche su queste pagine, quando sarà il momento.
E già che siamo in tema, aggiungo anche questa segnalazione:


è un telefilm inglese che affronta la materia appena trattata e non è malissimo, affatto. Superate le prime due puntate (un po’ pallosette) e vedrete che prende il largo alla grande.
E questo è quanto, per oggi.

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